Un decalogo (più uno) per salvare l'università

L'Occidentale

Reclutamento

- Abolire la terza fascia dei ricercatori; stabilire ruoli precari per il post-dottorato che con certezza portino lo studioso e il ricercatore a poter sostenere un concorso per la stabilizzazione in età utile a collocarsi eventualmente altrove sul mercato del lavoro;

- Ritorno alla libera docenza, responsabilizzando le differenti corporazioni ai loro massimi livelli. Lo stato concede una patente all’insegnamento che rende possibile a chi la consegue di stipulare un contratto con un’università, tra quelle riconosciute dallo Stato.

 

Concorrenza

- Riservare una parte dello stipendio del docente alla libera contrattazione in modo che ad impegni differenti a favore dell’istituzione non corrisponda, come oggi accade, la stessa retribuzione;

- Perfezionare il meccanismo per graduare i trasferimenti dallo stato a seconda dei risultati conseguiti;

- Incoraggiare la differenziazione delle competenze didattiche e di ricerca, soprattutto per quel che concerne l’eccellenza, per far sì che università situate a breve distanza non facciano le stesse cose né abbiano la stessa offerta.

- Incoraggiare la mobilità di docenti e studenti;

- Predisporre un programma d’aiuto statale per l’eccellenza in campo umanistico: per quelle branche del sapere che più difficilmente trovano finanziamenti sul mercato ma senza le quali una nazione disperde la propria identità e i propri punti d’orientamento.

 

Liberalizzazioni

- Liberalizzazione dei curricula dalla gabbia dei crediti che li ha fin qui imprigionati, salvo l’indicazione ministeriale, per ogni corso di laurea, dei pochi esami realmente obbligatori;

- Perfezionamento del sistema di borse di studio per i bisognosi meritevoli e l’istituzione di prestiti d’onore;

- Liberalizzazione delle rette;

- Interventi per incoraggiare l’arrivo di finanziamenti e investimenti privati, fin qui non al livello di un paese occidentale sviluppato.

02/04/2008