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Religione e spazio pubblico
Cantagalli, 2007 - a cura di Gaetano Quagliariello
Le violente reazioni scaturite dalle parole pronunciate da Benedetto XVI all’Università di Regensburg, le recenti aggressioni a religiosi cattolici in Italia e all’Estero, non sono altro che alcuni episodi che ci impongono con urgenza una seria riflessione sul ruolo della religione, cattolica e non, nello spazio pubblico, dal punto di vista dei credenti e soprattutto dei laici. Il progresso della tecnica pone nuovi problemi, nascono nuove esigenze e alcune certezze del passato subiscono un processo di erosione. È ancora possibile dire “libera Chiesa in libero Stato”? La Chiesa in nome della laicità dello Stato si deve astenere dal rivendicare uno spazio pubblico anche di fronte a problematiche di carattere antropologico o morale? I cristiani non potranno più esprimere apertamente la loro appartenenza alla tradizione culturale e civile giudaico-cristiana? E come coniugare il rispetto della nostra cittadinanza di fronte agli appartenenti a religioni e culture diverse senza pretendere o subire la conversione? La strada per l’integrazione non passa per la soluzione multiculturale “all’inglese” né per l’assimilazione laicista “alla francese”, ma per quella che percorre la via del rispetto dei diritti fondamentali della persona, dell’educazione, della regolamentazione dei culti. La collaborazione tra credenti e non credenti è, in questo momento, assolutamente necessaria per ricercare ed arrivare ad un nuovo rapporto tra religione e spazio pubblico.
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