Esiste un aureo libretto, quasi introvabile. S'intitola Le delusioni della libertà, e attraverso le sue pagine l'autore, Paolo Vita-Finzi, spiega per quante strade differenti si possa giungere a odiare la libertà. Lo fa guardando all'Italia e alla Francia dei primi diciannove anni del secolo scorso, e rendendo un po’ più chiaro come mai uomini dalle provenienze così diverse si trovarono a militare sullo stesso fronte: contro il parlamentarismo e in favore di soluzioni autoritarie. Ma l'analisi si addice assai bene anche all'Italia di oggi, perché aiuta a comprendere le ultime evoluzioni dell'antiberlusconismo.
Il prodotto - l'antiberlusconismo, per l'appunto - si è distillato con il trascorrere del tempo. In origine era la sinistra: tutta la sinistra, convinta che il successo elettorale del Cav. fosse da attribuire ai suoi soldi e alle sue televisioni. Da qui l'incoraggiamento al "ribaltone", e la vagheggiata idea che la rivoluzione del 1994 potesse essere confinata dentro due parentesi. Per questo la Lega, oggi dipinta come una minaccia per l’ordinamento democratico, divenne una "costola". Per questo, l'Ulivo crebbe fino al punto di conquistare il governo del Paese.
Il berlusconismo, però, seppe attraversare il deserto dell'opposizione. Conquistò una dimensione duratura e, ritornato al governo, si ripropose nell’ambito di una coalizione ampia ed eterogenea. Una coalizione che, col tempo, avrebbe finito col generare distinguo quando non autentiche "quinte colonne". Nacquero allora i primi girotondi e, con essi, una nuova union sacrée contro quella che veniva dipinta come l'arroganza del conflitto d'interesse elevato a sistema. Ma anche questa nuova versione dell’antiberlusconismo non ha avuto successo. Ha partorito un governo che è stata una vera e propria catastrofe. Da quel momento si è andata facendo strada l’idea, fino ad allora pressoché impensabile, che il berlusconismo non basta delegittimarlo o degradarlo a fenomeno criminale. Bisogna sconfiggerlo politicamente.
Questa presa di coscienza sembrava aver costituito una evoluzione da salutare con favore. Ma prima ancora di sostanziarsi compiutamente e di affrontare la prova elettorale ha svelato il suo peccato originale, incarnato dall’alleanza con Di Pietro. Il suo partito, l’Italia dei Valori, altro non rappresenta che la versione doc dell'antiberlusconismo dopo che si è compiuto il processo di distillazione e di invecchiamento. Incarna la versione post-moderna dell'antica convinzione giacobina che la virtù sia da preferire alla libertà. E che, per questo, la politica consisterebbe nel rincorrere la presunzione fatale di una giustizia assoluta quanto astratta, senza il bisogno di sporcarsi le mani con l'imperfezione degli uomini e della democrazia che essi sono in grado di realizzare.
All’esito di questo percorso, torna a riproporsi la lezione del passato. Accade, cioè, che quando questo sogno anti-democratico si distilla, in esso finiscono per confluire, fianco a fianco, uomini che provengono dalle più svariate origini e dai più disparati percorsi: da destra così come da sinistra, fascisti e movimentisti, dipietristi e panchopardisti. Tutti uniti dal disprezzo per la volgarità della sovranità popolare, e dall’intima certezza d'incarnare il bene assoluto, al netto delle Mercedes, dei milioni avvolti nelle pagine di giornale, dei calzini acquistati a sbafo, dei pied-à-terre in comodato gratuito. E, forti di questa presunzione, pronti a mettere in dubbio il verdetto del popolo bue attraverso la denuncia di turpi commerci illeciti, fellatio e, se del caso, persino masturbazioni indebite.
E' proprio questa la deriva alla quale stiamo assistendo. Ci troviamo a una svolta dell’attuale fase politica. Se riusciremo a conquistare uno spazio per essere giudicati sull'azione di governo, sulle ricette proposte per risolvere i problemi del Paese e dei cittadini, e sui conseguenti risultati che saremo in grado di conseguire, questa legislatura sarà diversa. In caso contrario, esattamente come accadde tra il 2001 e il 2006, saremo costantemente insidiati dal fango delle insinuazioni e dal logoramento progressivo. L'Italia, ancora una volta, rinvierà a data da destinarsi il suo appuntamento con la normalità. Ma se questo dovesse accadere, questa volta ad essere sconfitta con noi sarà anche la sinistra: avrà devoluto ad altri l'antiberlusconismo, mentre a lei, in luogo del governo ombra, rimarrà soltanto l'ombra ossessiva di una parte del suo passato. Quella peggiore.