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Sulla legge elettorale europea il Pd scarica i suoi problemi interni
Sono d'accordo con la senatrice Finocchiaro: un grande partito deve salvaguardare gli interessi del Paese anche a discapito dei propri. Per questo credo che l'Italia avrebbe bisogno di rappresentanti europei competenti, che lavorino a Bruxelles nell'interesse dell'Italia fino al venerdì senza tornare sul territorio per curare clientele, e che non siano costretti, per le dimensioni dei collegi, a spendere centinaia di migliaia di euro per la campagna elettorale. A proposito delle preferenze, se non si cede alle ideologie o al trasformismo qualsiasi persona di buon senso dovrebbe ritenere che il livello europeo è quello nel quale esse sono assolutamente più sconsigliate. E' giusto chiedere garanzie di trasparenza nelle scelte dei partiti; lo è assai meno ritenere che i partiti possano essere colonizzati da lobbies clienterali che sono state la causa principale del debito pubblico italiano accumulato negli anni. Così come è interesse del Paese che non si torni alla frammentazione che gli elettori hanno spazzato via col voto del 13 e 14 aprile. Si potrebbe avanzare il sospetto che la conversione alle preferenze e la scelta del 3% rispondano ad esigenze interne al Pd, nemmeno troppo camuffate. Più laicamente, osserviamo che quando si apre una discussione parlamentare è quantomeno manicheo ritenere le opinioni degli avversari opinioni di parte, e le proprie come rispondenti ad interessi generali.
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