Un commento alle parole del Santo Padre sull`esigenza di una nuova generazione di politici cattolici non può prescindere dal percorso che nel nostro Paese ha interessato l`impegno pubblico dei cattolici e il loro ruolo nel panorama politico. Non si può eludere, in particolare, il riferimento al venir meno di un contesto storico, che da tempo è presente nelle riflessioni del cardinale Ratzinger prima e di papa Benedetto XVI poi. Di qui l`esortazione del Pontefice a guardare avanti, al cospetto di un`epoca che si va inesorabilmente concludendo.
Mi riferisco all`epoca segnata, nel secondo dopoguerra e in particolare al termine della stagione del centrismo degasperiano, dall`avvento delle sfide della modernità. Al prevalere, agli esordi della Prima Repubblica, di quella generazione di politici cattolici che di fronte a tale sfida videro nella modernizzazione un processo ineluttabile di fronte al quale la tradizione era destinata a soccombere, e nella secolarizzazione e nei suoi esiti un corollario da accettare necessariamente. L`unica chance, insomma, sembrava essere quella di inglobare la modernità piuttosto che contrapporle una tradizione.
Questa tendenza, inaugurata dall`avvento della cosiddetta "seconda generazione" ai vertici della Democrazia cristiana, fa il paio con il mutato atteggiamento della Chiesa, che dopo la fine del pontificato di Pio XII ha inteso sempre più lo Scudocrociato come autentico "braccio secolare": ha delegato alla Dc lo spazio dell`intervento pubblico, e riservava a se stessa soltanto la possibilità di accettare o meno le elaborazioni del partito. E trova altrettanta rispondenza nella diffusione di un senso comune, tanto superficiale quanto radicato, secondo cui le conclusioni del Concilio Vaticano II avrebbero assecondato una deriva "darwinistica" per la quale l`accoglimento della modernità comportava un progressivo spostamento a sinistra del baricentro politico e sociale, anche a scapito di quei principi che Benedetto XVI ritiene "non negoziabili".
In queste temperie sono maturate esperienze come il centrosinistra, il compromesso storico, i governi di unità nazionale. Ed è in tale contesto, nell`ambito di un assetto bipolare del mondo, al cospetto del partito comunista più forte d`Europa e di una formazione che al contempo riuniva i cattolici e rappresentava la diga più efficace contro il comunismo, che va inquadrata la scelta della Chiesa di assecondare la stagione del partito identitario, del partito unico dei cattolici.
Il mutamento epocale dello scenario geopolitico determinato dalla fine della guerra fredda, il tramonto del partito unico dei cattolici e l`avvento di pontefici come Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, hanno determinato l`esaurirsi dello scenario fin qui descritto. Il rapporto tra la dimensione religiosa, la dimensione pubblica e la dimensione politica si è profondamente modificato. La Chiesa ha abbandonato l`idea di servirsi di un "braccio secolare" ed ha ripreso a parlare sempre più dal pulpito, senza intermediazioni, rivolgendosi a tutti senza coltivare interlocuzioni politiche privilegiate.
Se il quadro sin qui tracciato è la premessa storica dalla quale non si può prescindere, è altrettanto necessario tener conto dell`attualità del momento che stiamo attraversando. Si è appena concluso un bienno terribile, nel quale da parte di ampi settori della maggioranza politica si è tentato di negare il diritto della Chiesa di fruire dello spazio pubblico, si è coltivata una malintesa idea di laicità secondo la quale la fede sarebbe da circoscrivere all`ambito privatissimo della coscienza individuale, e addirittura si è messa in discussione la possibilità che la Chiesa potesse esprimere la propria opinione su temi come la vita, la morte, la famiglia.
Terminata questa parentesi autenticamente oscurantista, ci troviamo di fronte ad una grande opportunità: ricostruire su nuove fondamenta il rapporto tra la Chiesa e i laici, superando il pregiudizio positivo nei confronti di qualsiasi cosa abbia a che fare con la categoria della modernità, e prendendo a comune denominatore i principi della cristianità, fondanti della civiltà occidentale.
Tale sfida potrà avere successo solo se si affermerà senza equivoci il principio dell`autonomia reciproca, in virtù del quale la Chiesa non potrà chiedere alla politica di asservirsi, ma nessuno potrà chiedere alla Chiesa di essere silente o subordinata alla politica. Vi fu un tempo, quello di Alcide De Gasperi, in cui l`esigenza di autonomia del partito dei cattolici si scontrò con l`ambizione della Chiesa a non perdere il proprio ruolo di guida della società. Oggi il partito identitario dei cattolici non esiste più, e quell`esperienza ci ha insegnato che per essere riferimento efficace non c`è bisogno di cieca obbedienza. Se c’è confronto e persino responsabile concorrenza tra l’autonomia dei politici e quella della Chiesa e delle sue organizzazioni collaterali, tutti ne trarremo giovamento.