Il colpo l'ha sentito, senza dubbio. Tanto che c'è chi assicura che il vero motivo che ha spinto il premier a parlare agli italiani in tivù delle sue frequentazioni con una ragazza napoletana, della presenza o meno di veline nelle liste per le Europee e dei suoi rapporti con la moglie è stata proprio la dura presa di posizione del quotidiano della Cei Avvenire.
Lo stesso Berlusconi nei giorni scorsi non aveva fatto mistero con i suoi che una delle sue grandi preoccupazioni era l'impatto che il terremoto Veronica avrebbe avuto sull'elettorato cattolico: «Rischio di perdere molti voti», si era lamentato. Per questo ieri alla trasmissione di Vespa ha assicurato che «con il Vaticano e la Chiesa stiamo avendo i migliori rapporti che ci siano mai stati», e si è detto fiducioso che «quando tutti conosceranno la realtà, non credo che perderò le simpatie del mondo cattolico».
Però, certo, la reprimenda del giornale punto di riferimento dei cattolici italiani non è un fatto che si possa ignorare. Né di cui si possa parlare con scioltezza, come dimostrano gli imbarazzi dei tanti interpellati che preferiscono non commentare perché non hanno «letto», non «è il caso», è meglio «lasciar perdere». E dire che, è la convinzione nell'entourage del premier, è vero che è andata male, ma poteva anche «andare peggio»: dall'Avvenire in fondo, per il momento, è arrivato solo quello che viene definito «un rispettoso avvertimento», ma non un annuncio di bocciatura di una linea o una leadership.
E poi, come si premura di far notare il portavoce del Pdl, Daniele Capezzone, bisogna stare attenti: «L'Avvenire, molto correttamente e molto saggiamente, ha spiegato che quell'editoriale — sul quale si può essere o meno d'accordo — non è "dei vescovi", ma del giornale. Con questa preci sazione, ha tagliato le unghie a tutti quelli che avrebbero voluto usarlo come un maglio contro Berlusconi». Non solo: è molto piaciuta in casa Pdl la dichiarazione del Cardinal Bagnasco, quel suo «il richiamo alla sobrietà ed alla responsabilità per tutti è sempre molto positivo»: «Appunto, per tutti — sorride Capezzone —. Non per una parte sola...».
E però, c'è chi pensa che il richiamo non debba cadere nel vuoto: «Quella dell'Avvenire è una posizione seria, coerente e attenta, che non criminalizza e che pone dei problemi che una forza come la nostra non può ignorare», dice Gaetano Quagliariello, vice presidente dei senatori Pdl, e mentre il coordinatore del Pdl Sandro Bondi pure si dice «d'accordo, come lo sono tutti, con gli argomenti di quell'editoriale, ma sono concetti che non riguardano il caso Berlusconi», per Quagliariello a questo punto «bisogna rispondere con i fatti alle critiche. Poi certo, garantire moralità non significa fare moralismo». D'altra parte, non c'è alcun moralismo nell'editoriale del giornale cattolico secondo il pdl Osvaldo Napoli: «Anzi, mi sembra una posizione equilibrata», perché «la verità è che al mondo cattolico oggi interessano cose molto più importanti di questi aspetti privati della vita del premier: la difesa dei più deboli dalla crisi, la difesa della vita. E noi di questi temi ci stiamo occupando».