Auspica un confronto con l’opposizione e sottolinea che il disegno di legge sul processo breve non è la riforma della giustizia ma uno dei tasselli fondamentali che la compongono. Su un punto però Gaetano Quagliariello, vicecapogruppo vicario del Pdl al Senato e tra i più fidati consiglieri di Silvio Berlusconi, ci tiene a essere estremamente chiaro: «La nostra è una battaglia politica a viso aperto, che punta a sminare il potenziale conflitto tra il verdetto espresso dalla sovranità popolare e le sentenze dei tribunali, perché se non la risolviamo in tempo, questa guerra produrrà – al di là di chi vince – una lacerazione tale che ci vorranno decenni per ricomporla».
L’opposzione accusa la maggioranza di favorire la promozione di norme ad personam ovvero salva-premier, che rispondete?
"Che qualcuno da quelle parti dovrebbe alzare la testa e guardare cosa sta avvenendo in Francia dove un ex presidente è chiamato solo ora a rispondere davanti a un tribunale. Il problema dell’equilibrio dei poteri non è né di destra né di sinistra, ma di democrazia".
Il processo Mills però riguarda il premier...
"Il governo Prodi saltò per l’iniziativa di una procura (le indagini sull’allora ministro della giustizia Clemente Mastella e sua moglie, ndr), e non era la prima volta che accadeva. Questo è inaccettabile e va al di là dell’accanimento giudiziario che da 15 anni a questa parte perseguita Silvio Berlusconi".
Ma qualche dubbio su come risolvere il "potenziale conflitto" ci deve essere altrimenti perché è stato necessario un incontro tra il premier e Gianfranco Fini?
"Il confronto è sempre proficuo ma a decidere in caso di contrasto sono sempre gli organi di partito. Berlusconi e Fini in ogni caso hanno individuato un percorso su principi ampiamente condivisi nel Pdl. Il processo breve si inserisce in un solco che è stato già preceduto da riforme come quella del processo civile e dalle norme antimafia assieme a provvedimenti in via di approvazione come il ddl intercettazioni o la riforma del processo penale".