Popolo e libertà. Ma queste parole hanno un senso o no?

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I nomi dovrebbero avere un senso. Quando è stato deciso “Popolo della libertà” forse qualcuno avrebbe dovuto soffermarsi un po’ di più sul significato profondo di una scelta che non può essere derubricata a semplice slogan propagandistico. A specchietto per le allodole. Anche perché, in un periodo in cui non si fa che parlare di traditori e tradimenti, qualcuno potrebbe cominciare a pensare che i veri traditori sono quelli che si nascondono dietro quelle due parole, popolo e libertà, per fare e pensare tutt’altro.

 

Chi è il vero traditore? Chi, senza mettere in discussione l’azione di governo e senza attacchi personali, cerca di descrivere, pensare, magari sognare, una destra altra rispetto a una vulgata, certamente legittima, ma che può, altrettanto legittimamente, non piacere? Oppure il vero traditore è chi parla di popolo e libertà e, intanto, pensa a un partito fondato e costruito sulla formula del “centralismo democratico”? Le differenze, le diverse sensibilità, secondo questa convinzione, devono rimanere all’interno, nelle stanze dei bottoni di una struttura che così diventa, oggettivamente, monolitica, burocratica, chiusa. Asfittica. E all’esterno il dovere di diventare un blocco unico, una falange armata. Militare. Esercito in battaglia.

 

Ma è proprio questa idea guerriera, paurosa, di una politica separata in un dentro e in un fuori, di un partito diviso dalla società “civile”, che tradisce nel profondo l’intuizione di dare vita a un popolo della libertà, di creare una piazza pubblica, una agorà, aperta alle sollecitazioni, al dibattito, alle differenze. Gaetano Quagliariello ha spiegato il “nuovo” centralismo democratico del Pdl citando l’anglosassone e ottocentesco William Ewart Gladstone: «Tra la propria coscienza e il proprio partito, un gentiluomo sceglie sempre il partito».

 

Ecco, forse sta qui il punto: c’è invece chi è convinto che un uomo, prima di tutto, prima di ogni altra cosa, debba scegliere la propria coscienza. E questo è ancora più vero se, come è successo, non si fa parte di un partito ma di un popolo. Di un popolo della libertà. Se le parole hanno ancora un senso…
 

26/11/2009