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Riforme: Pdl grande forza popolare, rilanciamo sfida
Il Popolo della Libertà è una forza popolare, e la tradizione del popolarismo non è ostile al populismo se esso è democratico e liberale a differenza di altri populismi che si nutrono dei germi dell'eversione, e dalla cui zavorra le forze responsabili dell'opposizione farebbero bene a liberarsi quanto prima. Proprio il suo radicamento nella dimensione popolare garantisce che il PdL sia la forza centrale del sistema. E dopo i fatti di Milano è ancor più evidente che non si possa immaginare alcuna strategia riformista o ad alcuna prospettiva di governo stabile del Paese che si basi sulla costruzione di Cln, union sacrée, armate Brancaleone o non meglio precisati fronti, evocando i fantasmi di inesistenti strappi futuri e tappandosi gli occhi di fronte agli strappi concreti e reali messi in atto dagli artefici della campagna d'odio che in questi giorni sono stati individuati con una certa precisione. Pensare che dal PdL si possa prescindere per dare una prospettiva all'Italia sarebbe un grottesco esercizio di fantapolitica. Piuttosto, dunque, rilanciamo ai nostri avversari (che per noi non sono mai stati nemici) la sfida a confrontarci sul terreno delle riforme, a partire da tre consapevolezze: che la via giudiziaria alla conquista del potere debba essere messa al bando; che dal '93 la modernizzazione del Paese è bloccata dallo scontro tra giustizia e politica; che nella Carta costituzionale vi sono pagine incompiute ancora da scrivere che i padri costituenti lasciarono alle generazioni successive. Ovvero come rendere più snelle le istituzioni; come superare il bicameralismo perfetto; come dare maggiore forza e autonomia all'esecutivo.
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