La politica deve sempre prendersi le proprie responsabilità esercitando il diritto-dovere di scegliere. Se si va avanti con questa mania dei codici alla fine si offrono strumenti per vendette trasversali del tutto immotivate.
Quagliariello, la candidatura di Conte è sfuggita alla mania dei codici etici?
“Codici o non codici, è uno sbaglio intollerabile, come l’ha giudicata un lettore del Corriere del Mezzogiorno. Per ragioni politiche e non perché ce lo dice un codice etico. Anche per Conte valgono i principi del garantismo, ma, visto che non c'è un obbligo a candidarsi, non si comprende il motivo per cui in un caso come questo non si debba attendere la sentenza definitiva”.
C’è un altro candidato del Pdl, Gambino, che è condannato per peculato. Lì la sentenza d’appello c’è.
“Non è secondaria la tipologia della condanna: nel caso di Conte c’è un riferimento preciso, nella sentenza di primo grado, all’attività camorristica e questo crea un altro allarme sociale. Non conosco il caso di Gambino. Ma non si è mai verificato prima di ora che un candidato governatore, come Caldoro, dicesse a chiare lettere di non volere i voti di un signore inserito in una lista collegata. Non solo, Caldoro ha anche promesso che se quei voti saranno determinanti per la sua elezione si dimetterà”.
Crede sia possibile un’ipotesi del genere: che i voti di Conte siano determinanti per Caldoro?
“In ipotesi sì. Le parole di Caldoro rappresentano quanto la politica può fare. L'unica alternativa sarebbe concedere a un candidato governatore il controllo su tutte le liste: cosa che le leggi attuali non consentono”.
Il senatore Giuliano, coordinatore del Giurì per la valutazione dei candidati, ha detto che al contrario delle elezioni provinciali, stavolta non è stato consentito di lavorare all’organismo di controllo. Perché?
“Perché vi sono state oggettive forzature in serie. Il primo candidato del Pdl, Cosentino, è stato messo ‘‘fuori gioco’’ da un’iniziativa della magistratura, giunta dopo 14 anni di indagine e senza che lo stesso Cosentino fosse stato mai ascoltato. Dopodiché si è creata un’altra forzatura: il centrosinistra ha mondato un candidato con a carico più imputazioni in nome di una moralistica lotta contro la supposta vicinanza dei suoi nemici ai clan. Il paradosso sta nel fatto che De Luca, in mezz’ora, è stato assolto, con processo brevissimo, in un congresso dell’Idv di rito dipietrista. E in nome di questa 'assoluzione', da imputato ha ingaggiato una lotta contro un incensurato. Ma Caldoro ha fatto bene a difendere De Luca da quanti nel suo stesso partito continuano ad accusarlo di non aver fatto da argine alla camorra. Ha dimostrato una civiltà superiore: la lotta alla camorra appartiene a tutti e non può divenire strumento elettorale di una parte contro l'altra”.
Il caso Conte è scaturito da fuoco amico o da una distrazione?
“Con questi precedenti la discussione sui candidati si è caricata di strumentalità. E mentre noi discutevamo, qualche furbetto ha inserito Conte in una lista apparentata. Non credo a una distrazione. Ma non so chi sia stato a piazzarlo”.
La Mussolini, nei giorni scorsi, ha denunciato la sua perplessità sulle candidature ‘‘civetta’’: la sua e quella della Carfagna perché ostruirebbero l’elezione di altre donne campane. È d’accordo?
“E' possibile che la legge elettorale campana senza volerlo penalizzi le donne. Ma Mara Carfagna rappresenta l’immagine e l’impegno del governo in Campania. Chiunque riconduca la sua candidatura a una lotta per bande commette un errore mortale”.
Si dice che Berlusconi sia rimasto male perché la Carfagna avrebbe espresso apprezzamenti per Fini, indicandolo come prossimo successore del premier.
“Quel che penso l'ho detto a Mara: avrebbe fatto meglio a non parlare del dopo Berlusconi, anche per evitare interpretazioni malevoli”.
Cosa accadrà dopo il voto delle Regionali: ci sarà un cambio di vertice nel Pdl campano?
“Ora occorre unità intorno a Caldoro. Ed è indispensabile che la campagna elettorale non sia una conta tra bande, ma l'espressione di una capacità progettuale. Penso che il "metodo Caldoro" sia quello vincente: parlare poco, ma esprimere idee concrete. In questo modo si vince, e i problemi del dopo potranno essere più facilmente superati”.