Il voto a L'Aquila vale come una regione conquistata

Il Centro

Senatore Gaetano Quagliariello, prima del voto lei ha definito l'Aquila la quattordicesima regione di questa tornata elettorale. Ora si può dire che è la vostra settima regione conquistata.

Certo, se il risultato fosse stato diverso sarebbe stato facile equivocare e dare un significato improprio al voto. Per paradosso, se si fosse perso in Piemonte, la notizia sarebbe rimasta entro i confini della nazione. Se Berlusconi avesse perso a L'Aquila avremmo letto un trafiletto in prima pagina sul Washington Post.

Per Berlusconi era una sfida personale.

Sì e dall'altra parte c'era una sfidante non facile da battere. Ma poi c'è un aspetto più nazionale, perché il centrodestra questa volta è andato meglio dove c'è la pancia profonda del paese, piuttosto che nelle zone urbane. E' accaduto nel Lazio, come in Piemonte e in Campania. E' il frutto di quella saggezza che ha salvato l'Italia dal 1948 a oggi, anche se naturalmente non metto sullo stesso piano vicende così diverse. L'Aquila non ha fatto eccezione. Tra l'altro nel capoluogo siamo andati più in difficoltà per la presenza mediatica più forte della sfidante.

In questo senso dunque il risultato l'ha sorpresa?

No perché anche nei momenti più difficili gli abruzzesi c'hanno sempre creduto. E poi abbiamo fatto una buona campagna elettorale. Per me la vera sorpresa è stato Antonio Del Corvo. E' stata una partita come quella di Davide nei confronti di Golia, al di là degli aspetti fisici visto che lui è alto alto. Però l'ha interpretata nel modo giusto: poiché non era possibile competere dal punto di vista mediatico ha impostato la campagna parlando molto con la gente, ha girato tantissimo, ha cercato di proporsi come chi aveva voglia di amministrare, e non di utilizzare la Provincia come uno spot. In questo, paradossalmente, Pezzopane è stata sconfitta anche dal suo voler emulare il "berlusconismo" (diffidare sempre delle imitazioni...). Lui le si è contrapposto su un terreno più concreto.

Non è un caso dunque la sconfitta della Pezzopane nella sua Onna o nelle aree dove ci sono le nuove case?

Faccio notare che in questa campagna elettorale, che si voleva fare a colpi mediatici, c'è stato l'avvio della zona franca. Il ministro Scaiola ha firmato le carte e le ha passate al Cipe, e c'è l'assicurazione della disponibilità della spesa. C'è stato anche un modo non mediatico di risolvere il problema delle macerie. Si è evitata qualsiasi polemica e si è provveduto e agito con i fatti. Il ministro Prestigiacomo è venuta a L'Aquila senza portarsi appresso telecamere o giornalisti, ma solo per ringraziare chi aveva operato. E non c'è stato un rigo sui giornali.

Al risultato dell'Aquila si è aggiunto quello positivo di Chieti con l'elezione di Umberto Di Primio.

Da un punto di vista elettorale il risultato è la definizione di un enplain pure in paesi che sembravano bulgari, come Loreto dove abbiamo preso il 47%. Ma ora credo venga la parte più difficile: non c'è più niente da vincere, bisogna dimostrare di aver meritato.

Come? E come esce il Pdl da questa tornata elettorale?

Penso ci sia una percezione diffusa che per la prima volta da tanto tempo l'Abruzzo ha una classe dirigente. Certo, si sono anche piccoli momenti di discussione e persino qualche polemica, ma sono episodi marginali. Io direi che l'integrazione tra le anime di Forza Italia e di An ha funzionato. Penso che sui palchi, in campagna elettorale, è passata questa idea di classe dirigente, ed è nato anche un rapporto umano tra le persone che ne fanno parte. L'ho colto io venendo da fuori, immaginiamoci gli abruzzesi. Ora è necessario andare avanti.

In che modo?

Andare avanti vuol dire portare a compimento il progetto di rilancio della regione. Ora è necessario cambiare marcia, anche perché il contesto è favorevole e c'è una filiera che facilita: Comune, Provincia, Regione e Governo hanno omogeneità politica. In passato l'Abruzzo era considerato il 'primo sud', sia dal punto di vista geopolitico che dal punto di vista storico-economico. Era ritenuto la parte più sviluppata del Mezzogiorno. Ora di fronte abbiamo una nuova sfida. Cinque anni fa la cartina del sud era tutta rossa, ad eccezione del Molise che era una specie di villaggio di Asterix circondato dai romani. La vittoria di Chiodi ha segnato l'inizio di un'inversione di tendenza che si è coronata con le ultime elezioni. Oggi il sud è in prevalenza di centrodestra con l'eccezione della Puglia e della Basilicata. Si tratta quasi di un'inversione speculare. Ora in questo sud si gioca la partita per il paese e per il centrodestra.

Perché?

Perché l'attuazione del federalismo sarà il vero terreno di confronto con la Lega. Dovremo dimostrare che se si vuole mantenere in equilibrio il paese serve un nuovo meridionalismo, che riesca a fare del federalismo fiscale l'occasione di rilancio del sud e non lo strumento per affossarlo. In questo quadro l'Abruzzo deve fare la sua parte e c'è bisogno di una classe dirigente che si dimostri all'altezza di questo compito storico.

Senatore, lei ha scelto Celano per la sua Winter school, e Piccone, coordinatore abruzzese del Pdl, siede di nuovo lì sulla poltrona di sindaco. E' forse a Celano la capitale della nuova politica abruzzese?

Lo è diventata per una sera e lo sarà per la sera dei festeggiamenti, ma dopodiché tornerà al rango che gli compete di una bella, affascinante e attiva cittadina. Il centro politico e morale rimane la capitale ferita della Regione.

di Antonio De Frenza

02/04/2010
Visconti