Gaetano Quagliariello non crede alla riproposizione di un contrasto istituzionale tra Quirinale e Palazzo Chigi. “Il capo dello stato conosce bene la differenza tra struttura e sovrastruttura - dice il vicecapogruppo vicario del Pdl al Senato con riferimento alle polemiche suscitate dalle frasi di Silvio Berlusconi - e quanto è avvenuto attiene esclusivamente alla sovrastruttura, non lascerà tracce”.
Si continua a parlare di riforme condivise ma come si concilia con la scelta del premier di puntare sul presidenzialismo senza toccare l'attuale legge elettorale?
La legge elettorale non può essere messa sullo stesso piano dei principi che regolano le istituzioni e che, non a caso, sono iscritti nella Costituzione. Sia chiaro, la legge elettorale non è un totem ma prima si riforma il sistema istituzionale poi, a fine legislatura, si penserà a come votare.
La discussione è aperta, D'Alema propone il sistema tedesco, Fini sponsorizza il doppio turno francese bocciato però da Berlusconi: esiste una terza via?
Insisto, non si parte dalla legge elettorale. In ogni caso, se devo pensare a un modello più vicino a rappresentare la realtà italiana, il riferimento è a quello spagnolo con circoscrizioni elettorali piccole e assai più rappresentative del territorio.
E’ un sistema proporzionale come il tedesco...
Con effetti però completamente diversi proprio grazie all'elevato numero di circoscrizioni elettorali. Ma torniamo al punto centrale: per noi l'elezione diretta è una condizione irrinunciabile, non siamo disponibili a sistemi che non la contemplino, che poi sia quello inglese, francese o statunitense si vedrà. Ma indietro non si torna perché è la volontà della stragrande maggioranza degli italiani a chiederlo, che da anni mostra di preferire un rapporto diretto tra chi guida l'esecutivo e il corpo elettorale.