Gaetano Quagliariello è fra quanti facevano scudo a Claudio Scajola. Ora che il ministro si è dimesso il vicecapogruppo al Senato del PdL ritiene che "continuando a fare il ministro non avrebbe potuto difendersi. Gli auguro di far valere fino in fondo le sue ragioni".
Lei parla dell'"anomalia di un'accusa mai formalizzata in sede giudiziaria". Con chi ce l'ha?
"Con nessuno. Ma registro che ancora oggi la Procura di Perugia ha confermato che Claudio Scajola non è indagato e verrà ascoltato come persona informata sui fatti. Vorrei far sommessamente notare che, nonostante la distorsione mediatica che trasforma gli avvisi di garanzia in condanne preventive, nel nostro ordinamento l'iscrizione sul registro degli indagati è un atto che si compie a tutela della persona che è oggetto di accertamenti da parte dell'autorità giudiziaria. Essere indagati consente di apprendere dall'autorità giudiziaria e non dai giornali le contestazioni cui si deve rispondere; significa affrontare l'interrogatorio con una serie di garanzie e veder valutate le proprie risposte con un differente metro di giudizio; comporta l'applicazione di parametri rigorosi nella fissazione della competenza territoriale".
Colpa di Procura e giornali?
"E' un fatto che nel caso di Scajola, che stando alle notizie di stampa è evidentemente oggetto di attenzione da parte della Procura di Perugia, tutto questo non sia avvenuto. Ed è un fatto che un ministro sia stato portato alle dimissioni senza essere iscritto nel registro degli indagati".
Hanno pesato sulla scelta del ministro gli attacchi dell'opposizione, Idv in testa? E quelli interni dei finiani?
"Dico francamente che questa corsa ad accaparrarsi il "merito" delle dimissioni di Scajola non fa onore alle forze dell'opposizione che ne sono protagoniste. Quando qualcuno si dimette senza neanche aver ricevuto un avviso di garanzia compie un atto di opportunità e di responsabilità. Agitare trofei non è invece né opportuno né responsabile. Quanto ad alcune prese di posizione nel PdL, sarebbe sempre bene non assumere atteggiamenti strumentali su vicende dolorose come questa per guerriglie di posizionamento interno a un partito".
Fini dice che i 35 milioni stanziati dal governo per il 150mo dell'Unità d'Italia sono "un'inezia" ed è "grave" che il Pdl non prenda sue iniziative.
"Il presidente Berlusconi è stato chiaro, anche durante la direzione nazionale del partito: il governo ha assunto iniziative adeguate e non lascerà passare il 150mo dell'Unità d'Italia senza la giusta attenzione. Se poi si riuscirà a coniugare questa giusta attenzione con una altrettanto giusta attenzione alla spesa, sarà un fatto positivo. A volte iniziative simboliche dall'alto impatto anche emotivo possono non costare niente. Metterla nei termini in cui la mette Fini rischia di fare solo il gioco della Lega. Ancora una volta".
Fini ha lanciato i suoi circoli, Berlusconi non ha gradito. Secondo lei la tensione resterà carsica o avrà esiti esplosivi?
"Ben vengano spazi e iniziative di approfondimento. Ma il confine che non va superato è quello oltre il quale le vicende interne a un partito assumono più peso del rapporto con gli elettori".
Alessio Garofoli