E' necessario rilanciare la politica come passione, contenuti, programma

Rilanciare la politica come passione, contenuti, programma. Questo libro vuole essere un tentativo di riaffermare una dimensione della politica non ideologica, non intellettuale ma comunque ancorata a grandi sfide di principi. Soprattutto nel tempo che stiamo vivendo.

Tema al centro del dibattito a Siena, nell'Aula Magna del Rettorato dell'Università al quale ho partecipato insieme a Giuseppe Catturi, ordinario di Economia Aziendale e Giovanni Minnucci, ordinario di Storia del Diritto Italiano. Una riflessione a tutto tondo che muove dall'attualità ma che allarga l'orizzonte della dell'analisi alla proposta.

Il concetto di fondo è che la fine delle ideologie (consegnate alla storia del secolo scorso) non vuol dire la morte della politica perché se la politica entra in una sorta di corto circuito come oggi stiamo vedendo, tutto diventa gioco di interesse.

Ciò che colpisce di fronte alle notizie delle inchieste giudiziarie non è solo il coinvolgimento di singoli politici, quanto una seria implicazione di funzionari dello Stato che utilizzano i politici, per dirla in termini marxistici, come una sorta di sovrastruttura. Detto questo, non si possono mettere in discussione i principi del garantismo che sono sacrosanti e sono principi di civiltà e anche rispetto alle notizie che leggiamo in questi giorni, sono evidenti gli abusi sul piano delle garanzie individuali.

Ciò che emerge in particolare, è il fatto che mentre in passato c'è stato un uso eccessivo degli strumenti giudiziari, quali ad esempio la carcerazione preventiva, oggi - paradossalmente - c' è una tentazione inversa: un minimalismo nell'uso degli strumenti giudiziari con la conseguente amplificazione sui media, una tendenza insomma a conseguire l'obiettivo, addirittura l'imputazione, attraverso la violazione del segreto istruttorio. E' questo il dato sconcertante sul quale riflettere.

Cosa fare? La risposta non si può fermare semplicemente al garantismo, nè si può dar vita a una partita permanente tra garantisti e giustizialisti. Il problema, piuttosto, è rilanciare la politica come passione, come contenuti e come programma. Questo libro rappresenta il tentativo di riportare in primo piano la dimensione autentica della politica, la politica non ideologica, non intellettuale, ma sempre ancorata a grandi sfide di principi.

In tal senso, il problema di fondo è che di fronte al crollo delle ideologie ciò che si misura sono due idee diverse e antagoniste di libertà: da una parte la libertà intesa come autodeterminazione, come decisione in qualsiasi istante e in proprio di tutto ciò che riguarda la sfera dell'individuo, in una prospettiva nella quale tutto può essere deciso e programmato. Ciò si compie attraverso un nuovo costruttivismo, non più sociale ma antropologico per il quale le decisioni della propria esistenza sono interamente nelle mani dell'individuo.

Questo implica calibrare l'agire su una sfera di diritti individuali che producono sempre nuovi diritti, con l'idea che qualsiasi desiderio deve trovare un precetto di diritto positivo che ne consenta la realizzazione. Una dimensione nella quale ogni tradizione deve essere relativizzata perchè vista come una limitazione della sfera individuale.

Questa visione determina la fine della verità e della passione che sostiene la verità. E se ciò accade, finisce la politica intesa come contributo per il bene comune e resta in piedi solo la politica intesa come soddisfazione del bene proprio.

Dall'altra parte c'è l'idea di libertà intesa come responsabilità. Il che implica una maggiore concentrazione dell'impegno sulla persona anzichè sul diritto e sulla necessità di una ipertrofia legislativa. Ciò implica una valorizzazione della tradizione non come limite, ma come sedimento di esperienza della quale tenere conto. Una sfida che si riflette su tutte le grandi questioni di questo tempo, possiamo vederlo ad esempio sui grandi temi della giustizia, dell'economia, della scuola, dell'università, del ruolo della scienza.

E' su questo terrreno che si innesta di nuovo la competizione tra una dimensione "progressista" e una dimensione liberale. Il senso del libro è proprio questo: rilanciare la politica come passione e come adesione a dei principi e, sopratutto, come contributo a dei precetti di un bene comune che vengono fissati prima.

La politica è certamente anche il fare, ma il fare deve essere guidato da qualcosa di più alto e profondo. Nel libro ho cercato di dire da cosa.

16/05/2010
Visconti