L'associazione "Viene prima l'articolo 15", annunciata dal vicecapogruppo PdL al Senato Gaetano Quagliariello dal palco della manifestazione "Più unito il PdL, più forte l'Italia", prende forma e aderisce con numerosi firmatari all'appello promosso dal Foglio di Giuliano Ferrara in difesa del diritto alla privacy. L'associazione avrà come presidente onorario Vittorio Mathieu, accademico dei Lincei, come segretario generale il senatore del PdL Francesco Casoli, e sarà costituita da un comitato composto da Nicolò Zanon, ordinario di Diritto costituzionale presso l'Università di Milano, Tommaso Frosini, ordinario di Diritto pubblico comparato presso l'Università Suor Orsola Benincasa di Napoli, e Raimondo Cubeddu, ordinario di Filosofia politica presso l'Università di Pisa.
"Al di là del dibattito sulla legge sulle intercettazioni - spiega Casoli - è importante affermare 'viene prima l'articolo 15' affinché nella coscienza del Paese non venga deformata la consapevolezza dell'esistenza di un diritto alla riservatezza costituzionalmente protetto come diritto inviolabile, affinché non si riaffaccino striscianti totalitarismi che già abbiamo visto all'opera nella seconda metà del Novecento, e affinché col pretesto di dichiarazioni talvolta incongrue e improprie di organismi internazionali non si mettano in discussione principi solennemente affermati da tutti i documenti che a livello europeo e mondiale sanciscono i diritti dell'uomo".
All'appello del Foglio, l'associazione "Viene prima l'articolo 15" ha consegnato le sottoscrizioni di: Annibale Marini, Beniamino Caravita di Toritto, Ginevra Cerrina Feroni, Achille Chiappetti, Claudio Chiola, Fabio Cintioli, Dino Cofrancesco, Raimondo Cubeddu, Giuseppe de Vergottini, Tommaso Frosini, Giorgio Israel, Giancarlo Loquenzi, Tiziana Maiolo, Roberto Nania, Ida Nicotra, Giovanni Orsina, Raffaele Perna, Roberto Pertici, Giovanni Pitruzzella, Gaetano Rebecchini, Salvatore Rebecchini, Giulio Maria Salerno, Ciro Sbailò, Francesco Valli, Nicolò Zanon.
Testo dell'appello:
In difesa di un diritto: la privacy
La legge sulle intercettazioni, affidata alla dialettica politica e parlamentare, è controversa. La nostra opinione è che non debba essere offuscato o marginalizzato, nel conflitto intorno al testo della legge, il principio liberale e costituzionale della riservatezza delle comunicazioni, perno della privacy.
Gridare “intercettateci tutti”
- significa dimenticare il massacro di umanità che si è compiuto nel corso del Novecento per la pretesa del potere di interferire nelle vite degli altri, e gravemente sottovalutare la potenziale deriva orwelliana del nuovo mondo tecnologico;
- significa ritenere che lo Stato possa ogni cosa, anche penetrare nei luoghi più reconditi e sacri del privato, calpestando quella dignità della persona su cui devono fondarsi leggi e regole della convivenza civile;
- significa cancellare l’articolo 15 della nostra Costituzione, che sancisce il diritto alla riservatezza.
La libertà e la segretezza della corrispondenza e di ogni altra forma di comunicazione fu considerata dai Costituenti inviolabile. Bisogna salvaguardare l’efficienza delle indagini penali contro ogni forma di criminalità e la libertà della stampa e degli altri mezzi di comunicazione di massa. Ma non c’è mobilitazione che possa svolgersi nel disprezzo di questo basilare diritto del cittadino.