Intercettazioni, il garante della privacy "dimentica" il diritto alla riservatezza

Nella sua relazione annuale al Parlamento, il Garante per la Privacy ha svolto un'analisi più complessa di quella che emerge dalla sintesi che ne è stata fatta e su cui la sinistra non ha rinunciato a speculare. Non solo egli ha fatto chiaramente intendere quanto sia ridicolo parlare di libertà di stampa in pericolo nel nostro Paese e quanto sia fuori misura l'allarme suscitato sul piano internazionale: il garante ha anche giustamente affermato che una 'casa di vetro' basata sul 'totale prevalere dell'interesse della collettività rispetto ad ogni spazio di libertà e di autonomia del singolo' è una 'società mostruosa' e il 'sogno di ogni dittatura'.

Questa premessa rende impossibile affermare subito dopo che il diritto alla riservatezza, che la Costituzione sancisce come inviolabile, debba sempre cedere il passo alle esigenze di giustizia perché neppure i 'diritti fondamentali' possono essere un limite rispetto all'utilizzo di mezzi di indagine altamente invasivi che il nostro ordinamento aveva invece previsto come strumenti d'eccezione.

Le intercettazioni sono strumenti investigativi importanti, nel corso degli anni il loro utilizzo si è esteso e nessuno nega che soprattutto sul fronte della lotta alla criminalità organizzata abbiano contribuito ai risultati raggiunti; questo però, proprio alla luce delle premesse del professor Pizzetti, non può significare che debbano essere esenti da regolamentazione, soprattutto a fronte di ripetuti e conclamati abusi. Il Garante ha poi invocato restrizioni per i siti internet, in particolare giornalistici, che trovano giustificazione nell'esigenza di affrontare una situazione di deregulation che rende impossibile individuare un principio di responsabilità.

E questa preoccupazione è la stessa che ha indotto il legislatore, nella complessa opera di bilanciamento tra esigenze diverse e tutte degne di tutela - la privacy, l'informazione e le indagini -, nell'adottare misure a salvaguardia del diritto di cronaca (la cosiddetta 'pubblicazione per riassunto'), a salvaguardare la riservatezza di atti di indagine ottenuti con mezzi particolarmente invasivi della sfera personale in una fase preliminare in cui neanche un solo giudice si è ancora espresso sulla fondatezza degli elementi di accusa su cui si fonda il procedimento penale.

Se ci si libera dalle ipocrisie, non potrà sfuggire al Garante il diffuso malcostume da parte di alcuni magistrati di produrre ordinanze elefantiache in cui vengono riversate trascrizioni di intercettazioni in quantità industriali, spesso non pertinenti rispetto all'atto di cui si dispone l'esecuzione ma così destinate a diventare di pubblico dominio e dunque funzionali alla gogna mediatica.

E al Garante per la Privacy, così giustamente attento alle esigenze dell'informazione, non sarà sfuggito neppure che questa pessima abitudine ha contribuito non poco a trasformare il giornalismo d'inchiesta nella pedissequa e talvolta mortificante propalazione delle cosiddette 'lenzuolate' di intercettazioni, se non altro per esigenze di concorrenza editoriale e per timore di prendere 'buchi'.

Conciliare giustizia, informazione e riservatezza non è facile, ma crediamo che dopo due anni di approfondimento il Parlamento sia giunto a individuare un buon punto di equilibrio che si fonda sul principio di responsabilità: nessun diritto viene compresso, ma a tutti il legislatore richiede un esercizio responsabile delle proprie prerogative e delle proprie funzioni.

Nella difficile individuazione di questo alto compromesso, il diritto alla riservatezza - l'unico di quelli in gioco che la Costituzione definisce inviolabile - deve trovare dentro e fuori il Parlamento voci a sua difesa, soprattutto da parte di chi sarebbe istituzionalmente deputato a garantire che tra la pressione delle lobby e quelle del circuito mediatico l'articolo 15 della Costituzione non subisca un'abrogazione di fatto. Insomma, tra le tante anomalie italiane in tema di intercettazioni, non vorremmo ritrovarci anche con un Garante per la Privacy che la sinistra tenta di arruolare contro la riservatezza.

 

30/06/2010
Visconti