La sentenza Dell'Utri dimostra che il teorema sulla nascita di Fi è infondato

da Il Tempo

«Siamo di fronte ad una patologia tutta italiana, che possiamo definire "dietrologia politica" e che nasce dal non voler ammettere che in periodi differenti il popolo italiano ha dimostrato una grande capacità di discernimento. Ha sempre rifiutato le avventure troppo ideologiche della sinistra e ha scelto la moderazione». Gaetano Quagliariello, vice capogruppo del Pdl al Senato, dopo la sentenza della Corte d’Appello su Marcello Dell’Utri, condanna aspramente quella che lui stesso definisce «la teoria del complotto».
Cosa dice la sentenza Dell’Utri?
«È una sentenza che bisogna leggere e interpretare. Una decisione non priva di ambiguità, perché fondata su elementi che avrebbero dovuto portare all’assoluzione. C’è una cosa di cui essere soddisfatti: il tentativo di riscrivere la storia d’Italia in un’aula di tribunale, che ha avuto inizio con Andreotti, ha avuto un’ulteriore smentita. La decisione della Corte dimostra ancora una volta che il teorema sulla nascita di Forza Italia non ha alcun fondamento».
Veltroni dice che la sentenza «non cambia niente». Che la verità sulle stragi del ’92 va ancora cercata.
«Chi ha interesse a comprendere la drammaticità della storia sa che parliamo di una fase di debolezza del Paese che, però, non va confusa - strumentalmente - con la fase dell’anti-Stato. L’Italia durante la Guerra Fredda si trovava in una posizione di confine tra i due schieramenti: la situazione geopolitica ne determinava la debolezza. Con la caduta del muro di Berlino, il Paese si indebolì ancora di più e in questa situazione si inserirono spinte provenienti da ambiti diversi. Far luce su quegli anni è una cosa dovuta. Voler politicizzare le ricerca della verità e volerla portare nelle aule di tribunale è una cosa abominevole».
Sta qui il complotto?
«Si tratta di un teorema che attribuisce alla mafia una sorta di preveggenza. Chi lo formula dimostra di non avere consapevolezza storica e di affidarsi alla ciarlataneria. Vorrei domandare a Veltroni quale parte politica nel settembre del 1989 votò contro il decreto legge Andreotti-Vassalli che allungava il periodo di carcerazione preventiva agli imputati di associazione mafiosa. O quale parte politica uscì rafforzata da Tangentopoli. O ancora chi vinse le elezioni amministrative del ’93 in Sicilia. A Palermo un sindaco di sinistra vinse con il 76% dei consensi. A Catania si andò al secondo turno con un candidato di sinistra e uno di estrema sinistra. Per quale motivo la mafia avrebbe dovuto scegliere come interlocutore un soggetto politico che neanche esisteva? La vera risorsa per la mafia era il programma di protezione. Veltroni dovrebbe chiedersi chi lo gestiva».
Anche il presidente dell’Antimafia Pisanu nella sua relazione di ieri sulle stragi ha detto che «vi furono interventi esterni alla mafia nella programmazione nell’esecuzione delle stragi», che bisogna continuare a cercare.
«Pisanu ha fatto una ricostruzione adeguata dei fatti. La sua è stata una relazione descrittiva che ha smentito definitivamente la trattativa mafia-Forza Italia, che ha messo una pietra tombale su quanto già stabilito dalla sentenza. Ci ha pensato la disinformazione a strumentalizzare le sue dichiarazioni. Ormai è una vera e propria tecnica. Siamo noi a dover prestare più attenzione e andare a leggere e analizzare i documenti».

Nadia Pietrafitta

 

01/07/2010
Visconti