La nomina di Brancher? "Un errore, ma ce l'aveva chiesta la Lega". Le intercettazioni? "Il testo non è la Bibbia, dobbiamo però chiudere la partita politica entro l'estate". Fini? "Non si tratta di espellere nessuno, ma di capire se c'è compatibilità con il progetto del Pdl: e ogni giorno che passa, mi convinco che ce ne sia di meno". Gaetano Quagliariello, vicecapogruppo del Pdl al Senato e consigliere molto ascoltato dal premier, fa il punto in questa intervista sulle principali questioni politiche sul tappeto.
Senatore, la vicenda Brancher, arrivata ora all'epilogo, lascia tutti un po' sconcertati. Ma valeva la pena procedere a quella nomina?
"Non ne valeva la pena. E' stata una nomina funzionale alla logica di coalizione, che per quanto ci riguarda è superata, ma alla quale Berlusconi non poteva sottrarsi".
In altre parole?
"La Lega è andata bene alle elezioni regionali e ha accettato di sostituire un suo ministro all'Agricoltura con un esponente del PdL a lei non graditissimo come Galan. Per cui, quando ha chiesto la nomina di Brancher, il presidente del Consiglio ha dovuto tener conto di ciò".
E poi che è successo?
"Si è creata tutta una serie di problemi, equivoci e anche qualche strumentalizzazione. Ora però che Brancher ha aderito all'invito di Berlusconi tutto rientra nell'alveo della normalità".
Pare che questa sia la settimana per la resa dei conti nel Pdl con il presidente della Camera e i suoi. Come andrà a finire?
"Non faccio previsioni. Dico semplicemente che la questione non è una prova di forza muscolare, né si tratta di cacciare qualcuno fuori dalla porta. Ma piuttosto ragionare se certi atteggiamenti siano compatibili con l'essenza stessa del Pdl: e ogni giorno che passa mi convinco sempre di più che non lo siano".
E con quali motivazioni?
"Forza Italia e poi il Pdl sono nati per dare risposte alla crisi della partiti, per passare finalmente dalla repubblica dei partiti ¬ - che era degenerata in partitocrazia - alla repubblica degli elettori, nella quale le istituzioni prevalgono sui partiti e il premier è il garante del patto con gli stessi elettori. E' chiaro che se il Pdl tradisce questa missione viene meno la sua stessa ragion d'essere".
Fuori dai denti?
"Fuori dai denti: le discussioni all'interno del Pdl sono benvenute, ma una volta che si è presa la decisione a maggioranza, questa non può regolarmente essere messa in discussione il giorno dopo. Il problema non è il dissenso, ma il blocco dell'azione di governo e il tradimento della nostra funzione storica. Allora, se c'è qualcuno che è incompatibile con questa visione, tanto vale prenderne atto".
E del ddl sulle intercettazioni che ne sarà?
"Il testo finora discusso non è la Bibbia. La legge nasce con due pilastri: uno che riduca la quantità delle intercettazioni stesse, che è una patologia evidente e unica all'interno del mondo occidentale. L'altro che definisca in modo migliore il loro utilizzo. Non è per forza detto che i due problemi debbano essere risolti in modo definitivo e contemporaneo: si potrebbe anche risolvere intanto una parte della questione e rimandare la discussione sull'altra".
Sta proponendo una sorta di stralcio?
"Sto solo facendo un ragionamento politico. A noi interessa stabilire che la dignità della persona umana debba avere la stessa importanza, se non maggiore, delle esigenze dello Stato. E allora si faccia questo passo intanto. Ma lo si faccia prima dell'estate".
Le opposizioni dicono che siete in crisi. Lei cosa risponde?
"Sono battute, alle quali rispondo così: quando governava la sinistra e noi eravamo all'opposizione, c'era pronta la nostra alternativa di governo. Ora questa alternativa non c'è. Per cui semmai ci fosse la crisi, essa non sarà solo la crisi del governo Berlusconi, ma una crisi di sistema. E non lo dico a cuor leggero".
Tratto da Avvenire