Senatore Quagliariello, vicecapogruppo delPdl al Senato, ci dica: ci siamo? Si va al divorzio con Fini?
“C'è una differenza tra i due che si approfondisce sempre più sui principi, sulla concezione del partito e sul rapporto tra il partito e le istituzioni. Queste differenze, se non verranno contraddette con atti conseguenti, hanno come sbocco obbligatorio il divorzio”.
Non c'è più margine dl trattativa?
“Non credo che l'accordo possa arrivare attraverso una burocratica trattativa. Noto, infatti, che proprio i giorni in cui le trattative si sono svolte sono quelli in cui il dissenso da parte dei finiani ha scalato il picco”.
Non ci sono neanche le condizioni per una separazione consensuale?
“È diabolico anche solo pensare che i due si seggano a un tavolo e stilino un freddo contatto di separazione, quasi fosse l'accordo tra Jacqueline e Onassis. Questa vicenda ha una sua carica drammatica. C'è chi si sta impegnando con proposte di questo tipo per trasformare il dramma in commedia, o persino in farsa”.
Quindi cosa fa Berlusconi con Fini, lo caccia?
“Qui non si tratta di esercitare una prova muscolare né di sbattere la porta in faccia a nessuno. Berlusconi, come sta facendo in questi ultimi giorni, eserciterà con forza la sua leadership. Si assumerà la responsabilità della situazione, anche forzando gli avvenimenti. Questo vuol dire essere un leader carismatico, cosa che Fini non ha mai voluto accettare. Ha esercitato il ruolo di cofondatore solo volendo comprimere o persino annullare il carisma di Berlusconi”.
Nel contestare la norma sulle intercettazioni, Fini ha rivendicato dl essere l'unico paladino della legalità nel Pdl.
“E stata un'affermazione grave perché rinnega il garantismo di cui è connaturata la nostra storia politica. Questa legge nasce da alcune patologie: il numero di intercettazioni che si fanno in Italia, il loro costo e utilizzo. Per eliminare queste patologie non bisogna comprimere la legalità, ma raccordare due necessità: la difesa della dignità della persona e le esigenze dello Stato. E tra le due deve prevalere la prima”.
Anche Napolitano pensa che questa legge metta a rischio la legalità.
“Questa legge non è il Vangelo, la si può migliorare. Ma non deve esserci una Caporetto dell'esigenza di salvaguardare la dignità della persona: la sua libertà e la sua riservatezza non possono essere annullate, Su questo non si può transigere”.
E fino a che punto siete disposti a farvi emendare la legge dal Quirinale?
“Il problema non si pone, perché il Capo dello Stato non entra nel processo di formazione delle leggi in Parlamento”.
La discussione sulle intercettazioni inizierà ad agosto o verrà rimandata a settembre?
“La cosa importante è chiudere politicamente questa vicenda dimostrando che non abbiamo fatto una battaglia di casta, ma per un interesse generale”.
Caso Brancher. Non vi secca che la Lega abbia scaricato sul Pdl l'intera vicenda?
“Il partito più grande in una coalizione deve anche sapersi assumere responsabilità che non sono sue. E’ evidente che la richiesta d'istituzione di un nuovo ministero per Brancher è venuta dalla Lega, ma io non dimentico che Bossi, dopo le Regionali che aveva vinto, pur avendo perso un ministro, Luca Zaia, ha accettato che quel posto andasse a un esponente del Pdl, per giunta a uno che non amava in modo particolare. Non è questo il problema più importante nel rapporto tra Pdl e Lega”.
Teme forse un blitz della Lega contro il governo in nome del federalismo, magari con la connivenza di Napolitano?
“Al federalismo teniamo noi quanto loro. Se ci saranno blitz o tentativi di inciucio con la sinistra, come è avvenuto sulla vicenda dei prefetti, saremo pronti a reagire”.
E’ vero che Berlusconi, oltre alle correnti, vuole azzerare anche i vertici del Pdl?
“Quest'ultima cosa non mi risulta nel modo più assoluto. Piuttosto mi sembra impegnato a rilanciare il partito del leader e degli elettori contro la partitocrazia”.
Casini tornerà all'ovile?
“Io ho sempre pensato che sia possibile avviare una nuova stagione di vicinanza con l'Udc e i suoi protagonisti”.
B.R.