Nel Pdl troppi moralisti, stiamo dando segnali di debolezza

Il Corriere della Sera

A Cosentino rende merito di aver compiuto un passo che “ha aiutato il governo”. Ma il quadro nel quale sono maturate le dimissioni dei sottosegretario porta Gaetano Quagliariello, vice capogruppo vicario del Pdl al Senato, a lanciare un “grido d’allarme” per quello che sta accadendo nel suo partito. Perché - dice - una cosa è “chiedere moralità, altra è fare del moralismo”. E troppi nel Pdl, non solo in questa occasione, “attraverso dichiarazioni sui giornali si sono scagliati contro colleghi di partito in difficoltà. E quando questo accade, vuol dire che viene meno la solidarietà interna, perché se un problema c`è deve essere affrontato dal punto di vista politico e con soluzioni politiche, altrimenti si dà solo un segnale di debolezza”.

Quagliariello non nega che un problema di legalità esiste, ammette che “discutere di selezione e qualità della classe dirigente del Pdl”, dopo le dimissioni per motivi giudiziari di tre membri del governo in poco più di un mese si può, ma “nei tempi e nei modi debiti”, senza “strumentalizzazioni” da parte di chi spera di ottenere vantaggi personali dalla caduta di questo o quel collega. E il suo monito non è diretto solo a Fini e Bocchino: “Io denuncio un fenomeno che non si limita a due nomi, ma che è molto più ampio, e che per questo preoccupa”.

Perché, per dirla fuori dai denti, non è solo la componente finiana ad alimentare la spirale distruttiva che sembra avvolgere il Pdl, ma sono anche le spinte che arrivano dalle varie anime del partito a metterlo a rischio: “Il Pdl dovrebbe essere in grado di rispondere assieme agli attacchi ai quali siamo sottoposti da mesi, rilanciare il governo e stringersi attorno alla leadership di Berlusconi. Invece, vedo avanzare una dannosa sindrome del distinguo”.

Il caso Verdini è il coperchio saltato di una pentola a pressione, si moltiplicano le prese di posizione di quanti - dai finiani a Frattini, alla Gelmini, alla Prestigiacomo - invocano un cambio ai vertici di via dell’Umiltà e un coordinatore unico, ma Quagliariello frena: “La priorità oggi è evitare divisioni interne al Pdl, che stanno portando a un gioco correntizio quando è invece necessario capire come riunire in un’azione comune tutte le anime dell’ex Fi e quella parte di An che ha scelto Berlusconi. Poi va ripreso il tema della legalità, senza chiudersi nel fortino. Infine va rilanciata l’azione del partito. I nomi seguono, non precedono le scelte. E quello del coordinatore unico è un tema riduttivo e fuorviante, una pericolosa scorciatoia che può avere conseguenze molto diverse da quelle che alcuni immaginano”.

E sullo sfondo, c’è l’esigenza del chiarimento con Fini: “Prima della pausa estiva saranno risolti temi delicatissimi come la manovra, le intercettazioni e il voto sulla riforma dell'università almeno in una Camera. Fatto questo, sarà giusto riflettere su quanto accaduto e fare delle scelte. Ma nessuno pensi di confondere o di anteporre i problemi interni al partito a quelli del Paese”.

Come finirà? “Molte strade sono state consumate, ma la possibilità di un’intesa esiste ancora, se ci si decide a imboccare la via di una maggiore sobrietà nell'esposizione mediatica”. Altrimenti, non ci sarebbe il voto dietro l’angolo: “Con la crisi economica che pure il governo ha saputo affrontare al meglio, è un'ipotesi da scongiurare assolutamente. Piuttosto si deve rilanciare l`azione del partito e del governo. Se servirà, anche aprendo ad altre forze politiche”.

Paola Di Caro

15/07/2010
Visconti