Mafia, il principale sconfitto è il pentitismo

"Lo scomposto vociare che da qualche tempo accompagna le indagini sulla strage di via D'Amelio sta facendo perdere di vista l'unico dato che ad oggi sembra emergere con chiarezza: per l'attentato che costò la vita a Paolo Borsellino e agli agenti della sua scorta vi è una verità processuale probabilmente falsa, sancita da sentenze passate in giudicato probabilmente errate, sono stati comminati ergastoli probabilmente ingiusti, e dopo quasi vent'anni siamo ancora a parlare di una verità tutta da scrivere". E' l'analisi di Gaetano Quagliariello, vicepresidente vicario dei senatori del Pdl alla luce delle polemiche che da giorni tengono banco sui giornali.

"Sulle ragioni e i responsabili di ciò che è accaduto in via D'Amelio e negli anni a seguire - prosegue Quagliariello - sarà l'autorità giudiziaria a fare chiarezza, se avrà gli elementi per farlo, e fino a quel momento sarebbe bene porre un freno alle speculazioni politiche, soprattutto quando vi è una solida cronologia a smentirle inequivocabilmente. Ma se davvero vi fosse stato quello che il procuratore di Caltanissetta Lari ha definito un 'depistaggio colossale', sul mezzo attraverso il quale tale depistaggio sarebbe stato consumato non ci sono dubbi, perché è un dato che appartiene alla storia: si tratta delle dichiarazioni del 'pentito' Vincenzo Scarantino, pietra angolare di indagini che Lari ha definito 'basate sostanzialmente sul nulla'".

Per l'esponente del Pdl se dunque "c'è una riflessione che ad oggi si può e si deve fare senza ulteriori indugi, è quella sul pericolo che un uso distorto dei pentiti può comportare per la corretta amministrazione della giustizia e per la stessa vita democratica del Paese.

E' singolare che in un simile contesto, invece, da più parti non si trovi di meglio da fare che attaccare il ministero dell'Interno per aver applicato con rigore la normativa sui pentiti a lungo completamente disattesa, negando per assenza dei requisiti di legge lo status di collaboratore di giustizia a Gaspare Spatuzza, senza che questo comporti il venir meno della protezione personale o precluda la possibilità di utilizzare in sede giudiziaria le dichiarazioni che dovessero essere considerate attendibili, al netto delle conclamate farneticazioni di cui lo stesso Spatuzza si è reso protagonista".

Al netto di tutto ciò, l'auspicio di Quagliariello è che che sul tema dell'antimafia "tutti scendano dal pulpito e la si smetta di spargere veleni e messaggi obliqui, affinché non si debba neanche sospettare che si voglia sollevare un polverone coinvolgendo impropriamente la politica per coprire con una cortina fumogena il fallimento di quel pentitismo a oltranza che dall'inchiesta di Caltanissetta potrebbe risultare il principale sconfitto".

21/07/2010
Visconti