Gaetano Quagliariello, vicecapogruppo de Pdl al Senato, è considerato tra i più brillanti intellettuali di area berlusconiana.
Professore, le tensioni di questi ultimi mesi parlano del naufragio del progetto del Pdl?
"Queste tensioni dimostrano che ci troviamo in una fase di transizione che investe il ruolo dei partiti. Quei partiti un tempo assorbenti sono morti con le ideologie novecentesche. Ora però non possono trasformarsi in mere agenzie relativistiche per la gestione del potere. Il Pdl, partito di tipo nuovo, deve restare ancorato a due presupposti: rispetto per i colleghi di partito e riconoscimento dei principi del popolarismo europeo".
Appunto, i principi: Fini ha insistito molto sulla legalità.
"Vi sono concezioni diverse della legalità. D'altra parte nella storia europea ci sono state pulsioni giacobine e giustizialiste che hanno avvicinato gli estremi: i neri e i rossi. Dal '94 la destra italiana ha scelto, invece della via giacobina, la via liberale: coniugare garantismo e legalità. Questo patrimonio si è trasferito nel Pdl".
C'è spazio per due destre che la pensino diversamente su questo?
"La destra liberale cresciuta in questi anni in Italia aveva chiuso i conti con il giacobinismo. Cioè con una destra vecchia e dalla vocazione minoritaria".
Anche sulla laicità si sono profilate due anime diverse nel Pdl.
"Alcune delle sfide più importanti del nuovo secolo chiamano in campo la coscienza religiosa: il confine tra la vita e la morte, il concepimento. Aderire al popolarismo europeo significa riconoscere il diritto di intervento delle religioni nella sfera pubblica. Nella storia d'Italia c'è stato un periodo in cui laici e cattolici militavano in partiti diversi. Forza Italia fu uno strappo e li vide insieme. Nel Pdl chi crede e chi non crede si ritrova nei medesimi principi".
Quale le sembra l'evoluzione possibile del centrodestra finiano e di quello berlusconiano?
"C'è una differenza culturale: la fine delle ideologie ha portato alla ribalta nuovi temi, come l'immigrazione e la cittadinanza. Sono possibili due approcci: quello di chi ritiene, come Fini, che una destra moderna debba su questi temi accogliere, per dirla con Renzo De Felice, la 'vulgata' politicamente corretta, e differenziarsi invece su altri temi. E chi ritiene che, nel solco del popolarismo europeo, occorra essere antagonisti rispetto all'egemonia culturale della sinistra. Questa differenza è venuta fuori in modo eclatante sul caso Englaro".
Non le sembra che Fini abbia tentato un'operazione alla Sarkozy: la destra della "rupture" ...
"Il suo errore è che avrebbe dovuto invece porsi come Pompidou: dare continuità alla stagione del fondatore, della ' rottura' berlusconiana".
Non è un limite del berlusconismo non riuscire a creare un delfino?
"Berlusconi è il fondatore, tra i suoi atti di generosità il resistere anche in momenti molto difficili. Dargli anche il carico della successione è eccessivo: vedremo se la classe dirigente che ha creato ne sarà all'altezza".
Francesca Schianchi
Pompidou era uno