Una rivoluzione che partirà dal basso, con la nascita dei responsabili Pdl dei collegi elettorali. E una campagna sul Sud per respingere l'offensiva del polo terzista. Gaetano Quagliariello, vicepresidente dei senatori Pdl, consigliere del premier, racconta i compiti per l'estate.
Come sarà il nuovo Pdl che si prepara al voto anticipato?
I partiti sono stati il luogo della democrazia e il loro riflesso erano le istituzioni, ma lo scenario, a partire dagli anni '60 è cambiato ovunque. La nascita di sistemi semipresidenziali, presidenziali o premierati ha creato un rapporto diretto tra sovranità popolare e rappresentanza istituzionale. In Italia questo è successo in ritardo, dopo la caduta del comunismo, che ha visto i partiti trasformarsi da luogo della democrazia in strumento affinchè funzioni. La domanda ora è: realizzarlo al meglio? Servono ancora le sezioni provinciali, comunali o bisogna fare un passo in più? E come possono essere giocate le tecnologie? La riflessione è come rendere il Pdl il luogo della democrazia degli elettori e non solo degli iscritti.
Ricorda il travaglio del Pd sulle primarie: le farete?
Le considero una risposta insufficiente perché legate a un evento occasionale, la selezione delle candidature. Noi cerchiamo un rapporto continuativo con gli elettori.
Ma servono a coinvolgere gli elettori, voi come farete?
Stiamo riflettendo su un'organizzazione nuova, capillare, che superi il tradizionale radicamento – comune, provincia e regione – ma abbia come riferimento la base del consenso: le sezioni elettorali, i collegi. Questa cellula avrà un suo responsabile che sarà al servizio dei suoi elettori e potrà misurare i suoi risultati.
I tre coordinatori cambiano?
Il tema non è stato nemmeno sfiorato.
Tra loro non c'è nessuno del Sud: sarà quello il vostro tallone d'Achille con Fini e un polo centrista?
È chiaro che un centro autonomo cercherà di configurarsi come partito del Sud. Perchè lì l'elettorato è più mobile, dunque, è un terreno di sfida che vale molto. E loro cercheranno di schiacciarci sulle posizioni della Lega per accreditarsi come i nuovi interlocutori, in nome dell'unità nazionale. Ma non ci faremo scippare questa battaglia.
Finora l'asse è stato Berlusconi-Bossi, come si vede in questa crisi.
Solo il Pdl ha una connotazione nazionale. Certo, dovremo calibrare la giusta richiesta di una parte dell'opinione pubblica del Nord, insofferente a un abuso di spesa pubblica, con un cambiamento del Sud. Ma non si può fare con un colpo di bacchetta magica: la spesa usata come ammortizzatore sociale, spesso si è trasformata in diritti che è difficile eliminare. Dovremo lavorare su politiche contrattuali territoriali, fiscalità di vantaggio.
Voto a marzo?
C'è una strategia che tende a consumare un governo che ha ben lavorato per degradarlo a esecutivo dimezzato. Fino a quando questo non si realizzerà, noi andremo avanti sfidando i finiani sul rilancio del programma. E stando dentro questo movimento che c'è al centro, non con campagne acquisti, ma con operazioni politiche. Guardando non solo a Casini ma anche ai moderati del Pd insofferenti a un partito che assomiglia sempre più all'ex Pci.
Lina Palmerini