Un'alleanza riformatrice tra Sud e Nord: è la sfida del nuovo ceto politico meridionale

Il Corriere del Mezzogiorno

di Adolfo Scotto Di Luzio

La battaglia politico elettorale che sta per aprirsi a Napoli in vista del rinnovo del governo cittadino assume un valore che va ben al di là dei confini municipali. È bene esserne consapevoli. Ci troveremo a scegliere i candidati e poi il futuro sindaco in un contesto segnato da due elementi fondamentali: l’attuazione del federalismo e lo spostamento dell’asse politico a vantaggio di una più marcata egemonia settentrionale. La rottura del gruppo finiano rischia infatti di schiacciare definitivamente il Pdl sulle posizioni leghiste, indebolendo ulteriormente all’interno del partito berlusconiano quei nuclei di classe dirigente liberale più orientati in senso nazionale. Il pendant meridionale di questa ridistribuzione dei pesi politici è il rafforzamento delle correnti recriminatorio-risarcitive già all’ opera da qualche tempo.

Il rischio di una situazione del genere è molto alto e consiste nell’autorizzare, più di quanto già oggi non accada, gli attori politici italiani a pensarsi sulla base di quella sorta di bipolarismo territoriale Nord/Sud che, di fronte al fallimento del bipolarismo politico, sta diventando il vero paradigma di questa ultima fase della cosiddetta seconda Repubblica.

Questo è vero non solo a destra. Anche nel centro sinistra e, segnatamente, nel Partito democratico, le spinte per risolvere in chiave nordista l’evidente crisi della leadership bersaniana sono fortissime. Agisce trasversalmente agli schieramenti la convinzione che il Sud sia una zavorra e che vada disciplinato. I parametri di questo disciplinamento sono fissati al Nord e oggi passano sotto il nome di «costi standard».

Come sappiamo, la determinazione di questi costi può essere fatta in modi diversi. Dire costi standard non significa molto sul piano tecnico, ma nel nostro discorso pubblico la locuzione ha assunto una valenza politica enorme. Significa essenzialmente la pretesa delle opinioni pubbliche settentrionali di fissare una sorta di norma generale della buona amministrazione che deve valere per tutti. E in particolare per il Sud. Sul piano degli orientamenti generali esprime soprattutto l’insofferenza del Nord per quella sorta di giustificazionismo con il quale il Sud tende a coprire le proprie gravissime inefficienze, invocando la Storia e le caratteristiche del suo contesto sociale. Lungo questo crinale nei prossimi mesi la polarizzazione politica nel Paese si farà sempre più netta. Le risposte che verranno fornite a questo riguardo saranno decisive: tanto al Nord che al Sud, sarà necessario scegliere tra un consenso politico che punta sulla coesione nazionale e un consenso politico che punta invece sull’accentuazione dei conflitti territoriali.

È molto importante allora quello che ha scritto ieri sul «Foglio» Gaetano Quagliariello parlando di Sud e di Unità nazionale. Quagliariello sottolinea il fatto che nelle regioni meridionali è cominciata una nuova stagione politica, con nuove classi dirigenti che vanno sostenute nel loro sforzo di governo. Un federalismo che si risolva di fatto in un commissariamento di questo nuovo ceto politico significherebbe conculcare il diritto del Mezzogiorno ad un nuovo corso politico dopo una lunga stagione di amministrazioni di sinistra.

Le parole di Quagliariello sono importanti, perché dopo i giorni della bufera e del fango mediatico segnalano il primo tentativo di una risposta politica del Pdl su un terreno che sarà di forte competizione con quelli di Futuro e Libertà: il consenso dell’opinione pubblica meridionale. Ma le parole di Quagliariello meritano attenzione anche per ragioni che vanno al di là del conflitto interno al centrodestra.

Il senatore del Pdl individua con precisione l’importanza delle politiche pubbliche, centrali in una fase come quella attuale. Il Paese ha bisogno di politica, vale a dire di governo del territorio e di tutela degli interessi dei cittadini nel confronto internazionale. Funzioni che solo lo Stato è in grado di esercitare. È inutile ricordare l’importanza che qui da noi ricopre per lo sviluppo economico del Mezzogiorno una politica di duro contrasto alla criminalità organizzata.

Tanto la destra che la sinistra hanno oggi di fronte una sfida cruciale per il futuro del Paese: ascoltare il Nord, le esigenze di efficienza e di qualità dell’amministrazione che da lì sono venute in questi anni; essere capaci di cogliere il valore nazionale della determinazione di un ministro leghista come Maroni nella lotta contro la mafia e la camorra.

Farsi da Sud promotori di un’alleanza riformatrice con le forze politiche innovatrici sorte al Nord è questa la grande sfida che sta di fronte al nuovo ceto politico meridionale.

Per questo la battaglia per il sindaco di Napoli diventa decisiva. Sarà il terreno sul quale verificare in una grande città simbolo del Mezzogiorno la qualità dei programmi di governo di una nuova classe dirigente. La distinzione non sarà più tra destra e sinistra ma, all’interno di ciascuno schieramento, tra una classe dirigente in grado di proiettarsi a livello nazionale e un ceto politico che farà dell’isolamento e della debolezza strutturale del Sud un elemento di ricatto. Su questo terreno si giocherà la partita più importante e su questo terreno i cittadini napoletani saranno chiamati a scegliere.

13/08/2010
Visconti