Cossiga resta un punto di riferimento per il cattolicesimo liberale

"L'Italia perde uno statista, uno dei massimi interpreti della stagione repubblicana che ha ricoperto in fasi quantomai critiche ruoli chiave, riuscendo anche a costo di gravi sofferenze personali a coniugare il rispetto per la persona con le esigenze superiori dello Stato". E' la riflessione di Gaetano Quagliariello nel giorno della scomparsa del presidente emerito della Repubblica Francesco Cossiga. 

Per il vicepresidente dei senatori Pdl "l'Italia ha perso soprattutto una intelligenza viva e uno spirito libero, in grado di comprendere i differenti momenti storici, di interpretare con profondità, sagacia e non senza ironia la transizione che ha portato il nostro Paese fuori dal tempo della guerra fredda, e di restare fino all'ultimo un interprete anticonformista di quella tradizione liberale e cattolica troppo a lungo minoritaria.

Se Cossiga qualche volta ha errato nel suo operato politico è perché si trovava troppo avanti, vedeva più distante. Ed è questa la ragione - conclude Quagliariello - per la quale resterà presente e punto di riferimento per quanti svilupperanno il suo tentativo di portare quel patrimonio politico-culturale minoritario del quale è stato alto rappresentante ad ispirare la politica italiana dei prossimi decenni".

18/08/2010
Visconti