di Antonella Coppari
L’idea di vincere la partita con Fini cercando l’incidente in aula vi è venuta? “No. Lo dicono gli esponenti di Futuro e Libertà ma la nostra posizione è chiara: se abbiamo la forza, il governo va avanti, altrimenti ci sono solo le elezioni”. E allora? Dal vertice domani uscirà un atto di tregua? Gaetano Quagliariello, presidente vicario dei senatori Pdl è netto:“Verrà fuori un documento assai dettagliato sui punti da affrontare da qui alle elezioni, che dovrà essere sottoscritto da una maggioranza consistente dei parlamentari della vecchia maggioranza con un impegno vincolante.
Vuole un voto di fiducia?
Sì, per me questo programma dovrebbe avere la forma di una dettagliata mozione parlamentare.
Sarà una proposta prendere o lasciare?
Se c’è qualcosa da rivedere nessuno avrà un atteggiamento talebano.Ma non è pensabile che la proposta del governo sia oggetto di un contrattazione infinita o di vertici di maggioranza.
Come coinvolgerete i finiani?
I metodi in parlamento si trovano se c’è la volontà. L’importante è che venga sottoscritto il programma.
Puntate a spaccare il gruppo?
Vogliamo una maggioranza salda: se questo significa il ritorno a casa di alcuni o l’adesione di chi fa parte di gruppi autonomi al programma in termini marxiani, la definirei un elemento sovrastrutturale.
Sul tavolo si sa, comanda la giustizia e al primo posto nelle sue possibili forme, c’è lo scudo giudiziario per il premier.
Il primo obiettivo che abbiamo è fare una riforma della giustizia ‘per’ i cittadini. In questo quadro rientra la necessità di evitare ciò che si tenbta di perseguire dal ’94, e cioè che la vicenda democratica del Paese possa essere decisa da provvedimenti giudiziari. Fa parte della nostra storia, quella che ha traghettato la destra missina da posizione giustizialiste ad altre garantiste. Un percorso che qualcuno, sventolando la legalità per colpire Berlusconi, mostra di aver dimenticato.
Chiaro il riferimento a Fini che, tra l’altro, non vuole il processo breve. Avete soluzioni alternative per garantire il premier?
Il processo breve è una riforma che è valida per motivi indipendenti dalla necessità di evitare una deviazione giustizialista della storia d’Italia. Ciò detto, è chiaro che se non è il processo breve, in questo programma dobbiamo indicare comunque un modo per impedire che il verdetto popolare venga sovvertito.
Altro terreno di verifica sono federalismo e Sud: c’è modo di accontentare Bossi senza penalizzare il Mezzogiorno?
Dobbiamo essere in grado di garantire al Nord che finiranno gli sprechi al Sud e, allo stesso tempo, sviluppare un nuovo meridionalismo che punti sul contesto piuttosto che sulle risorse.
Si parla comunque di 20-30 miliardi per il Sud.
Delle risorse si stanno occupando i ministri Fitto e Tremonti, ma ripeto, il problema principale sono le politiche. Per essere chiari: liberare il territorio dalla criminalità, significa consentire gli investimenti. E questo, per il Sud, è più importante dei soldi. Mi sembra che il ministro leghista Maroni stia portando avanti un’azione assai importante.
Infine il fisco: nel documento rientrerà il taglio delle tasse?
Si tratta di graduare i vari passaggi della riforma fiscale in modo da consentire di arrivare entro la legislatura al taglio delle tasse.
Percentuali di questo governo di andare avanti?
Il cinquanta per cento. In alternativa e nel rispetto delle prerogative del capo dello Stato, ci sono solo le elezioni. Non credo che al Senato si trovino maggioranze alternative, e poi bisogna rispettare la sovranità popolare, concetto cui si è riferito pure Cossiga nelle sue lettere, che è una componente della nuova democrazia.