E' l'ora della coerenza. Basta coi distinguo e le tattiche per logorare il governo

L'Avvenire

di Arturo Celletti

"Bisogna superare le letture dei giornali. Troppo spesso parziali, limitate...". Gaetano Quagliariello si allontana a passi veloci da Palazzo Grazioli e continua a ragionare ad alta voce. "Tutto ruota attorno al duello Berlusconi-Fini, allo scontro Pdl-Fli ed è come se non ci fosse il Paese, i suoi problemi, le sue emergenze". Si ferma ancora il vicepresidente dei senatori del Popolo della libertà prima di completare quel ragionamento con una richiesta precisa:"È ora di comprendere che serve un governo autosufficiente. Capace di fare. Di realizzare. Di operare con la stessa forza con cui ha operato fino ad ora. O è così o l'unica strada è votare". Dietro quella parola, "autosufficienza", prende forma la volontà di Silvio Berlusconi e del gruppo di comando del Pdl di "uscire dalla logica dei duellanti" e restituire così "forza e autorevolezza" al governo. Ma con un punto fermo: "La strada per garantirsi quell'autosufficienza non può essere quella dello shopping".

E allora quale?
"Bisogna parlare alle forze politiche e anche ai singoli parlamentari il linguaggio della chiarezza. Su questo documento dobbiamo aprire un confronto a tutto campo e guardare con interesse alle ultime posizioni espresse dall'Udc e da Casini. Già è stato lui a dire con assoluta forza che non si può mandare all'opposizione chi ha vinto le elezioni per mettersi insieme in un'ammucchiata dei perdenti. Quella sì che sarebbe un'operazione anti nazionale perchè contraria alle esigenze effettive del Paese".

Torniamo al documento: il "prendere o lasciare" del premier non piace a Fini.
"Quel 'prendere o lasciare' e' il rifiuto della vecchia logica di coalizione per cui i governi si facevano attraverso estenuanti trattative tra i vertici dei partiti. Questa e', invece, l'ora della coerenza: ci sarà un nuovo testo ancora più dettagliato, con tutte le precisazioni necessarie e sue questo si chiederà una netta assunzione di responsabilità. Non ci può essere, insomma, un voto di maniera per prendere tempo. E non si può utilizzare quel 5 per cento di dissenso come una sorta di variabile da applicare di volta in volta a provvedimenti in discussione al solo fine di logorare l'esecutivo".

Il processo breve è un punto centrale?
"Negli ultimi quindici anni c'è sempre stato il tentativo di distruggere l'assetto bipolare  attraverso una sentenza giudiziaria capace di togliere di mezzo quello che è stato il cardine del sistema: Silvio Berlusconi. Questo rischio non è venuto meno".

Immagina novità in questa legislatura?
"Sì e per questo ci si era preoccupati di dare una tutela alle massime cariche dello Stato. Non si trattava di una patente di impunità perchè si bloccava qualsiasi tipo di prescrizione. Era, invece, solo un modo per difendere la politica e la stragrande maggioranza della magistratura che è distante da questi scenari".

A che pensa di preciso?
"Si potrebbe arrivare a una sentenza sul processo Mills nel corso del prossimo anno. E a quel punto dopo una scientifica opera di consunzione c'è chi potrebbe pensare di levare di mezzo il premier in maniera quasi naturale. Insomma, senza dover nemmeno dover pagare il conto con la propria storia. La storia di chi ha fatto parte del centrodestra e queste cose le ha vissute".

23/08/2010
Visconti