Ora i finiani dimostrino coi fatti la lealtà al governo e al mandato ricevuto dagli elettori

dal settimanale "A"

di Arturo Celletti
Una riflessione a tutto tondo sullo stato della maggioranza, lo strappo di Fini e gli scenari che si aprono alla ripresa dell'attività parlamentare. Gaetano Quagliariello, vicepresidente dei senatori Pdl, analizza le questioni sul tappeto nell'intervista al settimanale "A".

Tra Fini e Berlusconi è davvero una storia finita? Gasparri dice 50 per cento si vota, lei?
In politica mai dire mai. La mia impressione però è che, dopo essersi allontanato in questi 16 anni dalle sue radici culturali rivoluzionarie, giacobine e fasciste, negli ultimi tempi è come se Fini fosse stato richiamato dalle sue origini. Quanto al voto, per non copiare Gasparri direi che al 50 per cento si evitano le elezioni....

Fini farà davvero un suo partito?
Alla lunga mi sembra uno sbocco inevitabile.

E si andrà davvero a votare in autunno? Calendario alla mano ci sarebbero i tempi?
Finché un governo é in grado di operare con sicurezza e decisione, le elezioni bisogna cercare di evitarle. Se questa possibilità non c'è più, meglio andare a votare il prima possibile, e dunque auspicabilmente anche questo autunno. Sono regole di buon senso che coincidono con l'essenza della democrazia.

Se così fosse quel giorno l’Udc e Fini dove staranno? Forse insieme in un terzo polo?
In termini politico-culturali, Casini è più vicino al PdL che a Fini. Basti pensare alle questioni bioetiche. Per questo, al di là dei tatticismi, bisognerebbe fare qualcosa per riavvicinare Udc e PdL, partendo dalla comune appartenenza al popolarismo europeo.

La vicenda della casa di Montecarlo ha fatto discutere per settimane: Fini dovrebbe chiarire e magari lasciare la presidenza della Camera?
La vicenda è oscura e andrebbe senz'altro chiarita. Per quanto riguarda le dimissioni, io non ho mai pensato che debbano dipendere, salvo casi estremi, da accuse giudiziarie: da questo punto di vista per un garantista vale sempre la presunzione di innocenza. Le dimissioni da incarichi pubblici dipendono invece sempre da valutazioni di opportunità che solo il diretto interessato può compiere. Così è stato nel caso del ministro Scajola, nei confronti del quale ancora non è stata formalizzata alcuna accusa.

C’è però anche una questione morale nel Pdl. Cosentino, Verdini, la P3… Non crede che un rinnovamento anche nel partito di Berlusconi sarebbe auspicabile?
In politica esiste la moralità, non la cosidetta 'questione morale' che è solo un modo per strumentalizzare problemi e situazioni che nella vita pubblica sono inevitabili. Su Cosentino, Verdini e le questioni da lei evocate c'e' la magistratura che sta indagando e bisogna attendere con serenita' le sue conclusioni. Ad entrambi, però, non può essere negato il diritto di difendersi, nè si possono accettare processi in sedi improprie o condanne preventive. Quanto al PdL, deve essere sempre di più il partito degli elettori: un partito-servizio diverso da quelli del secolo scorso.

La giustizia ancora una volta è al centro della verifica? Serve uno scudo per il premier?
Le verifiche, politicamente parlando, appartengono a un'altra era geologica e ce ne teniamo accuratamente alla larga. C'è invece la necessità di sapere se il governo su 5 punti qualificanti ha una maggioranza che gli consente di operare con la stessa efficienza dimostrata in questi due anni. La giustizia, insieme a federalismo, fisco, Mezzogiorno e sicurezza, è uno di questi punti. Per quel che ci ha insegnato la storia d'Italia, uno scudo per il premier è indispensabile. In questi 16 anni una minoranza politicizzata e militante della magistratura ha cercato più volte di cambiare il corso della politica attraverso una sentenza contro Silvio Berlusconi. Ci stanno riprovando. Uno scudo, dunque, non serve a dare l'impunità visto che i termini di prescrizione dei procedimenti si bloccano, ma semplicemente a difendere la sovranità del popolo e anche la gran parte della magistratura che con queste manovre politiche non ha nulla a che fare, e si limita a fare ogni giorno il suo dovere.

L’opposizione ha scelto di restare a guardare:  una scelta inevitabile perché non ha una strategia?
Di solito, quando la maggioranza è in difficoltà, l'opposizione sfrutta la situazione e chiede di tornare alle urne per conquistare il governo. Da noi, invece, di fronte a un'indubbia difficoltà della maggioranza l'opposizione chiede di tutto fuorchè che si torni al voto. E' l'ennesimo paradosso italiano. E la prova dello stato confusionale in cui si trova la sinistra.

I sondaggi dicono che un governo tecnico non piacerebbe agli elettori. Ma esiste questa eventualità?
No. Nè in termini numerici, nè in termini politici. In termini numerici, al Senato un governo diverso da quello attuale non passerebbe mai. In termini politici, nel corso di una legislatura possono accadere tante cose, ma finchè la democrazia si fonda sulla sovranità del popolo, non può succedere che chi ha vinto le elezioni si trovi all'opposizione e chi le ha perse in maggioranza, magari sotto le mentite spoglie di un governo tecnico.

Berlusconi fa capire a chi lo conosce da sempre che l’elezioni sarebbero un errore perché si interromperebbe una legislatura che ha dato e può ancora dare risultati.
Berlusconi pensa come la gente comune. E la gente comune nella scorsa legislatura ha sperimentato un governo inefficiente e una coalizione rissosa: il vento dell'economia mondiale soffiava a gonfie vele, eppure il Paese è andato indietro. In questi due anni, gli italiani hanno avuto un governo forte e una maggioranza coesa in un momento di gravissima difficoltà nell'economia internazionale: nonostante tutto, il Paese ha retto di fronte alla sfida e ha avuto performance migliori di tanti altri Stati che sembravano avere le carte più in regola. Se la legislatura può continuare con questo passo, interromperla sarebbe un delitto. Se questo non è possibile, e l'unico intento di alcune forze è quello di logorare il premier e l'attuale maggioranza, interromperla diventa invece una necessità.

Lo scontro tra Lega e Udc è altissimo. Chi ha ragione?  
La Lega pensa che l'Udc incarni ancora la vecchia visione clineterlare della politica. L'Udc pensa che la Lega in fondo voglia ancora la disgregazione del Paese. In entrambi i casi, più che giudizi mi sembrano pregiudizi.

02/09/2010
Visconti