Eluana, esecuzione sentenza sarebbe danno irreversibile

Il decreto sul caso di Eluana Englaro non è finalizzato a contraddire una sentenza, ma a sospenderne gli effetti in attesa dell'espressione della sovranità popolare attraverso il Parlamento. A maggior ragione per il fatto, difficilmente contestabile, che nessuno dei disegni di legge presentati in materia di fine vita, nemmeno il più estremo, consentirebbe quello che la sentenza della Cassazione vorrebbe consentire, vale a dire la morte di una persona in base ad una volontà presunta ricostruita ex post in base al suo presunto stile di vita. Dal momento che la vita è un bene non ripristinabile, qualora la sentenza Englaro dovesse consolidarsi e successivamente la sovranità popolare esprimersi in senso differente, ci si troverebbe di fronte a un danno irreversibile, con tutto il significato che questo comporterebbe anche da un punto di vista emblematico. Si aggiunga a tutto ciò il fatto che un decreto adottato in regime di volontaria giurisdizione, come è quello della Corte d'Appello di Milano che ha recepito la sentenza della Cassazione, secondo la dottrina consolidata non è idoneo ad ottenere l'effetto di giudicato, ragion per cui il ventilato conflitto tra un decreto governativo e una sentenza passata in giudicato nella fattispecie non sussisterebbe. Quanto infine all'aspetto istituzionale, nessuno contesta il diritto del Capo dello Stato alla emanazione dei decreti governativi, e dunque la possibilità che egli esprima valutazioni differenti. Ma sarebbe bene che nessuno dimenticasse il dettato della vigente Carta Costituzionale, in base alla quale in casi di necessità e urgenza il governo adotta sotto la sua responsabilità provvedimenti provvisori con forza di legge.

06/02/2009
Visconti