«Hanno fatto un affronto al signor Englaro e alla sua volontà di mettere un punto alla vicenda». Il giorno dopo la concessione della cittadinanza onoraria al papà di Eluana, che ha spaccato il Pd e attirato le ire della Curia sul consiglio comunale fiorentino, il presidente vicario dei senatori del Pdl Gaetano Quagliariello è perentorio: è stato un errore. «O la vicenda di Eluana aveva solo una dimensione privata, per cui era giusto che il padre chiedesse il rispetto per il suo dolore, oppure attraverso quella vicenda passava una battaglia politica per la conquista di alcuni diritti. Questa però è una scelta di cui si deve assumere ogni responsabilità il signor Englaro, come peraltro ha già fatto intervenendo alla manifestazione pochi giorni dopo la fine della vicenda, non spettava certo al comune di Firenze sollecitare la politicizzazione di quella tragedia».
Anche il Parlamento e il governo hanno politicizzato quel caso, intervenendo con una legge ad hoc.
«Siamo stati obbligati: di fronte a un sentenza della Cassazione che diceva 'siccome c'è un vuoto normativo, provvediamo noi', un Parlamento che si rispetti deve intervenire. E l'ha fatto ad agosto, senza entrare nel merito della vicenda, elevando un conflitto di competenze alla Corte costituzionale che però l'ha rigettato».
Crede che quello di Firenze non sia un comportamento da città evoluta?
«Io penso che Firenze sia una città senza bussola culturale; ha conosciuto una sintesi alta tra il pensiero comunista e il pensiero cattolico in ambito sociale, ma nel momento in cui questa sintesi è venuta meno per la fine del comunismo si è dispersa. Un simbolo di questo smarrimento è il modo in cui Firenze si è comportata ieri con Oriana Fallaci e oggi con Englaro».
Eppure, il signor Englaro è soddisfatto: non gioisco per me, ha detto, ma per il tema delle libertà dell'uomo.
«Con tutto il rispetto per la scelta, ho una concezione differente dell'amore che ha ispirato i comportamenti del signor Englaro. Ritengo che l'amore per le persone a cui si tiene di più come i figli sia quello di amare incondizionatamente la persona nel suo destino, qualunque sia, non quello di cercare di determinarlo».
E la Chiesa? Ha fatto bene a intervenire?
«La Chiesa non deve rinunciare a una presenza pubblica: non solo aveva il diritto ma il dovere di intervenire. Oggi ho letto anche dichiarazioni sulla laicità dello stato provenienti dal presidente della Camera che avverte 'deve esistere una distinzione netta fra quello che è proprio dello Stato e quello che è della Chiesa'. Ma questa distinzione non può diventare né separazione né reciproca indifferenza».