La legge può cambiare ma solo per ampliare i soggetti interessati

Il Messaggero

«Sul dovere di idratazione e alimentare ogni paziente, qualunque sia la sua condizione, non vedo margini di trattativa. Sui principi non si negozia. Si può invece ampliare il campo di applicazione delle "dat" estendendolo, con le dovute garanzie, dagli stati vegetativi ai malati incapaci di intendere e di volere. Ecco, mi auguro che questo diventi il terreno di dialogo alla Camera». Gaetano Quagliariello. vicecapogruppo Pdl a Palazzo Madama, è uno degli artefici del ddl sul testamento biologico. «Il testo va letto con attenzione prima di esprimere giudizi» dice. E il messaggio è rivolto non solo all'opposizione, ma anche a Gianfranco Fini che ha criticato l'impianto della legge o a Sandro Bondi che sta cercando di accorciare le distanze almeno con i cattolici del Pd.

Scusi senatore, a cosa serve estendere il campo di applicazione delle dichiarazioni anticipate di trattamento (dat) se ne avete eliminato il carattere vincolante?

«Fin dall'inizio era stato previsto che le dat non comportassero per il medico un automatico e notarile obbligo di esecuzione. Ciò non significa affatto che il medico possa non tenere conto delle volontà. Semplicemente, in dialogo con il fiduciario, dovrà decidere in scienza e coscienza se, rispetto al momento in cui la dat è stata sottoscritta, sono intervenute novità favorevoli al paziente. La medicina è in continua evoluzione: non si può condannare una persona a morte solo perché, quando ha sottoscritto la dat, non poteva prevedere i futuri progressi scientifici».

Come si difende dall'accusa dì aver costruito una norma da Stato etico?

«Il vero Stato etico è quello in cui, con la scusa dell'assenza di una legge specifica, qualche magistrato si arroga il diritto di determinare la morte di una persona basandosi sul suo presunto stile di vita. Noi liberali non avremmo mai voluto legiferare su temi come questi. A costringerci sono state l'invadenza dei tribunali e una sentenza della Cassazione che l'ha giustificata parlando di "vuoto normativo"».

Non era obbligatoria però una legge che dividesse così il Parlamento. Anche nel Pdl c'è chi vuole tentare nuove mediazioni nel passaggio alla Camera.

«Il testo non è blindato. La Camera lavorerà in libertà, come abbiamo fatto noi. Un principio però andrebbe salvaguardato: le norme devono essere precise e puntuali, non devono lasciare zone grigie che poi verrebbero occupate dalle interpretazioni dei giudici. È meglio non fare nessuna legge che lasciare zone grigie».

Neppure con i cattolici del Pd siete riusciti a trovare punti d'intesa. Chiedevano solo di fissare un'eccezione all'obbligo di idratazione, quando si arriva alla soglia dell'accanimento terapeutico.

«Non ci mancava la volontà di dialogo. Ma non sono stati capaci di individuare con precisione quella soglia. Non si può fare una mediazione a prescindere dai contenuti: se la mediazione legislativa è confusa, si torna ad affidare ai giudici la scelta sulla vita e la morte. E questo è inaccettabile».

Cosa risponde a chi vi rimprovera di aver legiferato sotto dettatura della Cei?

«La legge è il frutto della libertà del legislatore. E l'art. 1, quello sui principi, a voto segreto ha avuto i consensi di almeno una decina di senatori dell'opposizione. Certo, abbiamo tenuto conto delle posizioni della Chiesa, ma non è mai venuta meno la laicità della scelta. Non capisco perchè quando sono i comunisti ad approvare il Concordato è un segno di apertura, mentre quando i liberali votano la legge sul testamento biologico allora è una prova di clericalismo. Io spero che il dialogo riprenda: ma il terreno del confronto positivo è quello che porta ad allargare il campo di applicazione delle dat».

31/03/2009