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Riforme istituzionali
La riforma della giustizia è più vicina ai cittadini di quanto si immagini, e chi afferma il contrario o è in malafede oppure, nella migliore delle ipotesi, denota scarsa lungimiranza.Spesso da parte di chi è più ostile nei confronti di qualsiasi cambiamento si utilizza un argomento retorico tanto mediaticamente efficace quanto facilmente mentibile sul piano dei fatti: quello per il quale la riforma voluta dal centrodestra si ridurrebbe alle cosiddette leggi ad personam e a un insieme di norme finalizzate alla creazione di sacche di impunità. La realtà è ben diversa. La prima riforma che questo governo e questa maggioranza hanno approvato in tema di giustizia è la riforma del processo civile. E' un passaggio dell'articolata intervista di Gaetano Quagliariello per la rivista di politica Pol.is. Una conversazione che tocca da vicino i temi al centro dell'agenda di governo, le cose fatte e quelle da fare alla ripresa dei lavori parlamentari.
Caro direttore, mi consenta di domandare per tramite del Foglio al nostro comune amico Antonio Di Pietro per quale matta ragione egli insorga e occupi il Parlamento italiano, quando in tema di privacy, intercettazioni e tanto altro la pensa esattamente come noi.
Per i liberali la privacy è "una scuola di libertà interiore". Il suo brutale annientamento è mostrato dall'abuso delle intercettazioni che travolge la Costituzione. E dalla vocazione totalitaria di chi lo tollera
Se devo pensare a un modello più vicino a rappresentare la realtà italiana, il riferimento è a quello spagnolo con circoscrizioni elettorali piccole e assai più rappresentative del territorio.
Quello delle riforme è un tema dibattuto in questi giorni. Da quell'opposizione che ha manifestato la volontà di intraprendere un confronto costruttivo veniamo sollecitati a metter mano a riforme che siano "di sistema". Ma per creare lo spazio e le condizioni affinché una riforma possa andare in porto è necessario disinnescare la miccia del conflitto tra potere politico e potere giudiziario.
Il testo del mio intervento al convegno di Cagliari "Centralità del Parlamento nelle riforme istituzionali" organizzato dall'Associazione degli ex Parlamentari della Repubblica.
Se l'opposizione mostrasse la volontà di andare avanti sul progetto di legge Chiaromonte-Compagna sull'immunità per i parlamentari, potremmo anche giungere a valutare superflua la costituzionalizzazione del lodo Alfano.
La riforma della giustizia non deve essere un capitolo a parte rispetto a quella istituzionale. Lo sforzo deve essere duplice affinché ci sia una reciproca legittimazione delle forze politiche attraverso la condivisione delle regole. Da nemici dobbiamo diventare avversari come accadde in Francia nel 58 o in Spagna dopo il regime franchista e aggiornare il nostro sistema istituzionale che ormai appartiene alla prima generazione delle costituzioni del secondo dopoguerra ed è antiquato. In questo quadro non immagino uno stralcio della giustizia: è parte integrate del dialogo ed è necessario per disinnescare le fibrillazioni tra partiti.
Perluigi Bersani vuole fare le riforme, ma deve evitare di pensare che i provvedimenti per disinnescare il conflitto fra giustizia e politica siano leggi ad personam.
Per riformare e modernizzare le nostre istituzioni non c'e' bisogno di riproporre organismi costituenti caratteristici dei periodi di fine regime. C'e' bisogno, piuttosto, di quella mentalita' costituente per la quale al momento di scrivere le regole comuni si prescinde dalle ragioni di contenzioso che la quotidianita' offre, ivi compreso il disinnesco del conflitto fra giustizia e politica che non puo' essere scambiato per volonta' di legiferare a favore di una persona sola.
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