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Chi vuole invitare alla discussione non presenta 1700 emendamenti e la senatrice Anna Finocchiaro che in Aula ci ha definiti maestri di arroganza contestando il voto di fiducia sul ddl, lo sa bene, essendo una parlamentare di lungo corso.

Non credevamo che di fronte a una decisione assolutamente corretta nella forma e nella sostanza saremmo dovuti giungere a dover scomodare il presidente Napolitano e il principio di economicità che lui ci ha insegnato, in virtù del quale le dimissioni bloccano altre procedure. Il presidente Schifani non avrebbe potuto fare nulla di diverso da ciò che ha fatto. E la maggioranza si è assunta in proprio la responsabilità di non riaprire il dibattito sulla cosiddetta 'mozione De Gregorio'.

Rassicuriamo la senatrice Finocchiaro: nessuna preoccupazione, il PdL voterà le dimissioni del senatore Di Girolamo. Per quanto riguarda l'applauso, si è trattato di un attestato di rispetto nei confronti di una persona che si consegna al suo giudice naturale per rispondere di colpe in parte ammesse, e che fra qualche ora sarà in prigione dopo aver rassegnato le dimissioni dal ramo parlamentare al quale appartiene.

L'accoglimento del ricorso dell'Italia da parte della Corte europea dei diritti dell'uomo sulla presenza del crocifisso nelle aule scolastiche va accolta con grande favore perché rappresenta un'inversione di tendenza delle istituzioni europee.

Una battaglia l'abbiamo già vinta: a Napoli, in Campania, c'è stato chi voleva commissariare la politica e la democrazia. Volevano mettere tutti sullo stesso piano: chi questa regione l'aveva sfigurata e ricoperta di rifiuti e di ignominia, e chi ha subito un'operazione giustizialista e anche vigliacca, con accuse vecchie di quindici anni fatte deflagare alla vigilia della campagna elettorale senza neanche la possibilità di difendersi davanti a un magistrato.

E' profondo il cordoglio per la scomparsa di una persona perbene, che con coraggio ha speso la sua troppo breve vita contro il conformismo, per il garantismo, per l'affermazione della verità sulla storia del nostro Paese, e nella terra difficile che ha sempre amato ha sfidato i professionisti dell'antimafia denunciandone pubblicamente le deviazioni e le ipocrisie. La morte di Enzo Fragalà è uno dei fatti oscuri sui quali una politica che non abbia perso completamente la testa e il cuore dovrebbe subito interrogarsi.

La giusta esigenza di dare voce e rappresentanza alle comunità italiane all'estero non deve sottrarci alla responsabilità di valutare gli esiti della normativa elettorale che ne regola l'espressione. Interroghiamoci sul tema, per valutare cosa si debba correggere nei meccanismi di elezione, e se i margini possibili di miglioramento nella normativa siano sufficienti ad evitare di dover rinunciare.

Questa è la prima grande campagna elettorale In Campania dopo la fine di quell'emergenza rifiuti che ha coperto Napoli di ignominia agli occhi del mondo e ha segnato la fine di una classe politica e di un modello culturale.

Da parte del Popolo della Libertà non verrà mai una negazione del diritto dell'autorità giudiziaria di svolgere inchieste. Noi, però, che a differenza dell'onorevole De Magistris non disponiamo di carteggi particolari - e che anche qualora ne disponessimo non ci diletteremmo a fare i pm - ci atteniamo alle fin troppo ricche cronache giornalistiche.

Et voila! Varcato il confine tra la Campania e la Calabria, Di Pietro torna a indossare l'abito di scena del “duro e puro”, confermando la candidatura di Callipo contro il Pd e contro Agazio Loiero in nome della discontinuità, del “voto libero”, e di tutto l'altisonante repertorio che conosciamo.