I miei interventi

Nella sua relazione annuale al Parlamento, il Garante per la Privacy ha svolto un'analisi più complessa di quella che emerge dalla sintesi che ne è stata fatta e su cui la sinistra non ha rinunciato a speculare. Non solo egli ha fatto chiaramente intendere quanto sia ridicolo parlare di libertà di stampa in pericolo nel nostro Paese e quanto sia fuori misura l'allarme suscitato sul piano internazionale. Questa premessa rende impossibile affermare subito dopo che il diritto alla riservatezza, che la Costituzione sancisce come inviolabile, debba sempre cedere il passo alle esigenze di giustizia perché neppure i 'diritti fondamentali' possono essere un limite rispetto all'utilizzo di mezzi di indagine altamente invasivi che il nostro ordinamento aveva invece previsto come strumenti d'eccezione.

Ecco il testo della lettera aperta sulla questione delle intercettazioni telefoniche che ho indirizzato al direttore de Il Tempo, Mario Sechi.

"Fonderò un'associazione che si chiama 'Viene prima l'articolo 15', perché sul tema delle intercettazioni è  in gioco la dignità della persona e il confronto tra due idee contrapposte: quella di chi ritiene che lo Stato può tutto, può entrare nella vita di una persona e massacrarla senza confini, e chi ritiene che fatte salve le esigenze delle indagini e dell'informazione vi sia qualcosa di inviolabile per tutti i cittadini, dal più umile al più esposto, che viene prima ancora della legge e in cui nessuno Stato può entrare". Gaetano Quagliariello, vicepresidente dei senatori Pdl annuncia l'avvio di una campagna culturale prima ancora che politica alla convention di An "Più unito il Pdl, più forte l'Italia". Ma nel suo intervento affronta anche il tema del dibattito interno al partito, ribandendo l'altolà a qualsiasi tentazione di correntismo.

Ecco il testo del mio intervento nell'Aula di Palazzo Madama sul disegno di legge relativo alle intercettazioni telefoniche che lunedì prossimo sarà sottoposto all'esame dell'Assemblea.

In gioco, nel dibattito sulle intercettazioni, vi sono tre esigenze, tutte sacrosante: quella delle indagini, quella della cronaca e quella della libertà dei cittadini. Ma in Italia si assiste a uno strano paradosso. Sentiamo molto parlare delle prerogative di chi indaga, sentiamo ancor più parlare della libertà d’informazione e del diritto dei giornalisti di pubblicare qualsiasi atto d’indagine, ma molto poco si sa del diritto diffuso di tutti i cittadini a vedere preservata la propria privacy e la propria onorabilità, a non subire processi mediatici preventivi. E se un governo e una maggioranza, accanto al diritto d’indagine e al diritto di cronaca, provano a farsi carico anche della libertà personale dei cittadini senza ledere né le inchieste giudiziarie né l’informazione, ecco pronte le accuse di voler creare sacche d’impunità.

 

Visconti