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Si parla tanto di bilanciamento, di contemperare la difesa della privacy col diritto all’informazione, ma Nicolò Zanon, il costituzionalista della Statale di Milano che ha preso parte al recente seminario della Minerva organizzato da Gaetano Quagliariello e Fabrizio Cicchitto, è convinto che la ricerca del bilanciamento, espressione massima del compromesso e della pratica di mediazione, sia la cifra dell’Italia di oggi. Non solo l’imperativo del relativismo, non solo espressione dell’incapacità di difendere il valore assoluto dei principi, ma un habitus mentale così diffuso da non lasciare scampo.

La vera sfida è il bilanciamento tra il diritto alla riservatezza nella comunicazioni sancito dalla Costituzione, le esigenze investigative e quelle dell'informazione. Vi invitiamo a leggere l'intervento del costituzionalista Nicolò Zanon.

In difesa del diritto alla riservatezza

Uno slogan, un'immagine. Per dire  che "prima viene l'articolo 15". E' la nuova iniziativa lanciata dall'omonima associazione che ha promosso la campagna di sensibilizzazione sul diritto alla riservatezza, sancito appunto dall'articolo 15 della Costituzione. Una campagna che nasce anche per rispondere alle polemiche strumentali della sinistra contro il disegno di legge sulle intercettazioni. Vi invitiamo a segnalarci l'immagine che più vi piace, la più emblamtica, quella che secondo voi meglio interpreta il significato di questa battaglia di libertà.

Il Mattino

Il capitolo intercettazioni, per quanto complesso, è stato sviscerato in tutti i suoi aspetti. Da una parte c'è il diritto alla riservatezza uno dei quattro pilastri fondamentali sanciti dalla Costituzione - dall'altra il diritto di cronaca, quindi le esigenze delle indagini e, ancora, le prerogative costituzionali a tutela degli imputati. E con il lavoro fatto fin qui certo non si può dire che non si sia tenuto conto di tutti gli aspetti. C'è un problema politico e va trovato un punto di equilibrio ma alla fine, la maggioranza ha il diritto di scegliere.

Il Corriere della Sera

La grande riforma della giustizia? “Io sono pronto: a settembre la presento al Consiglio dei ministri e poi la porteremo in Parlamento”. Tre i punti qualificanti: “La separazione degli ordini tra pm e giudicanti (la separazione delle cosiddette carriere; ndr): il pm fa l’accusa e il giudice giudica, con percorsi professionali separati fin dall’inizio; la creazione di due Csm, e di un meccanismo disciplinare che risolva il problema di una giustizia troppo domestica in questo campo”. Tempi? “La voteremo presto: per varare la Bicamerale di D’Alema ci vollero quattro mesi”.

Il Corriere della Sera

“Saremmo di fronte all'atto di nascita di un partito all'interno di un altro partito se si volesse cambiare la decisione assunta all'unanimità dall'ufficio di presidenza del Pdl sulle intercettazioni”. Gaetano Quagliariello, vicecapogruppo Pdl al Senato, teme in particolare che dietro “certe allusioni dei finiani" vi sia "la voglia di scaricare su altri la necessità di rivedere il testo: il Parlamento, la Corte costituzionale e perfino il capo dello Stato”.

Il Foglio

Caro direttore, mi consenta di domandare per tramite del Foglio al nostro comune amico Antonio Di Pietro per quale matta ragione egli insorga e occupi il Parlamento italiano, quando in tema di privacy, intercettazioni e tanto altro la pensa esattamente come noi.

Il Foglio

Per i liberali la privacy è "una scuola di libertà interiore". Il suo brutale annientamento è mostrato dall'abuso delle intercettazioni che travolge la Costituzione. E dalla vocazione totalitaria di chi lo tollera

Il Giornale

Legge bavaglio? No, «una buona legge». Fabrizio Rondolino (ex l’Unità, e soprattutto ex portavoce di Massimo D’Alema a Palazzo Chigi) è abituato ad andare spesso controcorrente rispetto alla sinistra. Una sinistra “sfigurata dall’orgia giustizialista”, come la descrive sul blog “The Front Page” che ha fondato insieme all’altro ex Lothar dalemiano, Claudio Velardi.

L'Occidentale

Il minimo che si possa dire è che siamo in presenza del mondo alla rovescia. Rischia di passare l’idea che la legge sulle intercettazioni sia lesiva niente meno che della "libertà investigativa", della "libertà d’intercettare". Avete capito bene: non una legge a tutela del diritto alla privacy delle persone, ma una legge che lede un’altra libertà, dal contenuto oscuro e ossimorico, quella d’investigare sulle nostre comunicazioni riservate, appunto.

Visconti