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Articoli, Il futuro del PdL
C'è bisogno che il PdL reagisca al tentativo di incubare un simulacro di "partito del Sud" mettendo insieme dissidenza finiana, vecchi e nuovi centristi, varie sigle autonomiste, e di schiacciare il partito di maggioranza relativa sull'asse di governo con la Lega uscito necessariamente rinsaldato dalla scissione dei seguaci del presidente della Camera. Non servono grandi alchimie: basta, e non è poco, un'azione politica incisiva che smorzi sul nascere le bramosie di "conquista" da parte di nuove formazioni. E' un passaggio del dossier Sud che Gaetano Quagliariello, vicepresidente dei senatori Pdl, affronta e sviluppa dalle colonne de Il Foglio.
Dopo lo strappo di Fini, il senatore Quagliariello annuncia che non c'è spazio per governi di transizione. "Noi abbiamo un vantaggio, le elezioni non le vogliamo ma ce le possiamo permettere, altri no. E il loro agitarsi appare privo di senso politico".
A Cosentino rende merito di aver compiuto un passo che “ha aiutato il governo”. Ma il quadro nel quale sono maturate le dimissioni dei sottosegretario porta Gaetano Quagliariello, vice capogruppo vicario del Pdl al Senato, a lanciare un “grido d’allarme” per quello che sta accadendo nel suo partito.
Il dibattito sui problemi e sul futuro del Pdl affronta e unisce due temi. Uno rappresenta un capitolo classico della storia dei partiti. L’altro - sia detto senza alcun intento denigratorio - incarna un residuo di partitocrazia tutto italiano.
E' possibile in politica fare a meno dei partiti? Pur con tutti i mutamenti che hanno segnato l'evolversi della forma partito in Italia, è immaginabile che senza di essi il sistema possa funzionare? La risposta è no...
L'Uovo di giornata del quotidiano online L'Occidentale in risposta a fare Futuro Web che è intervenuta sul tema della democrazia interna al Pdl partendo dalla mia intervista su Il Foglio.
Il corsivo di Fare Futuro Web in risposta alla mia intervista pubblicata su Il Foglio riguardo il tema della democrazia interna al Pdl.
C'è un tentativo di avvolgere all'indietro la pellicola della politica italiana. Come se il voto dell'aprile 2008 non vi fosse mai stato. Come se un anno e mezzo caratterizzato dal consolidarsi del continuum governo-maggioranza fosse passato invano. Fini con tutto ciò non c'entra niente. Ma per tutti è il tempo delle responsabilità.
Andrea Romano mi rimprovera di essere troppo indulgente nel descrivere Silvio Berlusconi come “il modernizzatore del nostro sistema politico”; di non vedere che il berlusconismo – a differenza di gollismo e tatcherismo - non avrebbe messo radici e sarebbe dunque senza eredi; di non accorgermi che, in mancanza di un’alternativa in grado di competere, l’attuale maggioranza sarebbe condannata in futuro a una sorta di guerra civile tra una componente tremontian-leghista e una componente finiana, e al fondo a uno scontro tra Nord e Sud...
Ci sono voluti questi tre lustri dal 1994 per completare e concludere la transizione del nostro sistema partitico. Adesso con la nascita del Pdl è giunto il momento che la classe dirigente del nuovo partito si dimostri all'altezza del compito facendosi carico della sopravvivenza della rivoluzione liberale, evitando così di sprecare questa grande occasione. Insomma ora tocca a noi...
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