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Articoli, Il futuro del PdL
“Identità, comunità, spiritualità, sono i valori che devono avvicinare i giovani al centrodestra”. Esordisce così il ministro della Gioventù Giorgia Meloni e il senatore Gaetano Quagliariello, vicecapogruppo Pdl a Palazzo Madama rafforza il concetto: “Dobbiamo nuovamente diventare attrattivi nei confronti dei giovani. E’ questo uno dei compiti più importanti per la segreteria Alfano”. Si parla di partito, di fase due del Pdl, di come impostare un nuovo corso che rilanci il primo partito italiano valorizzandone tutte le energie e le risorse, a cominciare dai giovani. Il faccia a faccia scivola via nel dibattito che ieri sera ha animato il quarto dibattito de Gli Incontri del Melograno, organizzati come ogni anno dalla Fondazione Magna Carta.
Chiude il tormentone con quattro parole: tra poche ore saprete. Lo dice per solennizzare che la scelta è fatta, definitiva, che fare il Guardasigilli è incompatibile col ‘mestiere’ di segretario politico del Pdl. E in tempi di antipolitica, è un atto politico che ha il suo perché. Alfano da ieri è a tempo pieno ai piani alti di via dell’Umiltà e nel suo primo giorno da leader del primo partito italiano stringe la presa, spinge l’acceleratore lungo due direttrici parallele che alla fine – “quando i tempi saranno maturi” - si incontreranno: Pdl e Ppe made in Italy. Con un ruolo di primo piano per le fondazioni del Pdl.
Una volta sdoganate, le primarie restano per il Pdl un problema aperto. Il neosegretario Angelino Alfano le vorrebbe usare per ogni cosa: dal segretario cittadino a quello nazionale, dal sindaco al presidente di Regione. Anche Berlusconi ha dato il suo placet. Anche se resta piuttosto preoccupato. C'è poi chi, come il portavoce del Pdl Daniele Capezzone, vorrebbe addirittura le «primarie di programma» per definire i temi più urgenti su cui improntare la battaglia politica.
All'indomani del verdetto elettorale abbiamo detto e ripetuto che per dar prova di aver compreso l’avvertimento serve rilanciare l'azione di governo. Ma non nascondiamoci la realtà: anche il solo provarci non era scontato. Dopo la sconfitta, in tanti avrebbero scommesso sull'implosione del PdL.
E' inutile girarci attorno: il centrodestra queste elezioni le ha perse, ma la strada maestra deve essere il rilancio del governo, perché è da lì che passano i problemi concreti delle persone. La risposta alla sconfitta non può essere l'immobilismo, ma sarebbe altrettanto illusorio ritenere che il problema possa risolversi solo con alchimie interne. Il centro destra deve dimostrare di aver compreso il mesaggio. E' il ragionamento del vicepresidente dei senatori Pdl, Gaetano Quagliariello.
Domani alla Camera e giovedì al Senato il presidente del Consiglio parlerà al Paese “con un discorso di chiarezza e non generico. Presenterà un suo testo che non sarà oggetto di una contrattazione preventiva tra i partiti”. Gaetano Quagliariello stoppa la richiesta di alcuni esponenti di Futuro e Libertà e tra questi il capogruppo Italo Bocchino, per concordare prima il testo sui cui esprimere il voto.
Il progetto è chiaro: aprire un cantiere che in una prospettiva di medio-lungo termine consenta di arrivare all’unità politica dei moderati e dei riformisti, non solo al centro ma anche a sinistra. Il riferimento è agli esponenti dell’area cattolica, da tempo in sofferenza e ai margini del Pl. Si muove su questo terreno la proposta lanciata da Gaetano Quagliariello, vicepresidente dei senatori Pdl e ribadita dal palco di Cortina, in linea con il ragionamento del ministro Sacconi.
Il quadro politico è ancora molto fluido e tesissimo, nel delicato equilibrio tra tattica e strategia, nella ricerca di una exit strategy che possa mantenere in vita la legislatura e “neutralizzare” il disegno di Fini. Già, il discorso di Mirabello. Tema ricorrente nei dibattiti alla Scuola di Alta formazione politica promossa dalla Fondazione Magna Carta e dall’Associazione Italia Protagonista, in corso a Frascati. Prima nella conversazione coi ragazzi di Gaetano Quagliariello e Mario Sechi, direttore de Il Tempo, presentando il libro del vicepresidente dei senatori Pdl “La persona, il popolo e la libertà”, poi nella tavola rotonda sull’”Antimafia dei fatti” alla quale hanno preso parte il sottosegretario all’Interno Alfredo Mantovano, il capogruppo Pdl a Palazzo Madama Maurizio Gasparri e il procuratore capo di Bari Antonio Laudati.
C'è bisogno che il PdL reagisca al tentativo di incubare un simulacro di "partito del Sud" mettendo insieme dissidenza finiana, vecchi e nuovi centristi, varie sigle autonomiste, e di schiacciare il partito di maggioranza relativa sull'asse di governo con la Lega uscito necessariamente rinsaldato dalla scissione dei seguaci del presidente della Camera. Non servono grandi alchimie: basta, e non è poco, un'azione politica incisiva che smorzi sul nascere le bramosie di "conquista" da parte di nuove formazioni. E' un passaggio del dossier Sud che Gaetano Quagliariello, vicepresidente dei senatori Pdl, affronta e sviluppa dalle colonne de Il Foglio.
Dopo lo strappo di Fini, il senatore Quagliariello annuncia che non c'è spazio per governi di transizione. "Noi abbiamo un vantaggio, le elezioni non le vogliamo ma ce le possiamo permettere, altri no. E il loro agitarsi appare privo di senso politico".
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