Articoli, Riforma dei regolamenti parlamentari

Il Sole 24 Ore

Riprende l'attività del Senato e ritorna al centro del confronto politico tra maggioranza ed opposizione la riforma dei regolamenti parlamentari. In un articolo de Il Sole 24 Ore il punto sulla situazione, le varie proposte di modifica e le possibili alternative.

L'Occidentale

C'è da augurarsi che l'alterigia con cui il Pd ha respinto il progetto di riforma dei regolamenti parlamentari presentato dal Popolo della Libertà sia stata solo una frettolosa e momentanea reazione a caldo. In caso contrario, saremmo di fronte ad un esempio di irreversibile autolesionismo. Liquidare le nostre proposte con disprezzo chiudendo preventivamente la porta ad ogni confronto, infatti, da parte di Veltroni e dei suoi vorrebbe dire liquidare innanzi tutto se stessi e il senso della propria operazione politica. Se la memoria non inganna, fino a poco tempo fa, prima che entrassero in funzione certe sirene eversive, anche il Pd si diceva convinto che le scelte di sistema compiute dagli elettori il 13 e 14 aprile dovessero tradursi in architettura istituzionale. Veltroni deve decidere se vuole ancora essere della partita, visto che in un periodo che sembra lontano anni luce a questo disegno ha sacrificato parte della stabilità interna al suo partito e una rilevante quota di quel quasi-unanimismo che inizialmente, almeno in apparenza, aveva circondato la sua leadership. E deve decidere in fretta. Il tavolo convocato per oggi da Massimo D'Alema ha l’obiettivo legittimo di reintrodurre al centro di un sistema politico fondato su partiti forti la logica delle coalizioni. La volontà di riscrivere il patto tra leadership carismatica  e struttura partitica è anche al centro della fondazione del PdL. Proprio per questo, però, l’orizzonte tedesco di D’Alema appare inadeguato e superato dalle dinamiche che i cittadini con il loro voto hanno messo in atto. Il PdL, dunque, sarà interlocutore attento ma non arrendevole e, soprattutto, non disponibile a ritorni al passato. Ci si augura che nel dialogo che oggi si avvia Veltroni torni a fare la sua parte, contribuendo ad allargare gli orizzonti della linea politica che oggi verrà esposta. La quale, anche se in alcune parti non piace, ha certamente un pregio agli occhi di chi è consapevole della difficoltà di riformare l’Italia a prescindere dall’interlocuzione tra maggioranza e opposizione: quantomeno è una linea.