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Interviste, Il futuro del PdL
"Il problema non e' il rapporto tra noi e i finiani, ma l'interesse del Paese, che in questa fase ha bisogno di un governo in piena efficienza, basato innanzi tutto sulle forze che hanno vinto le elezioni. Lo impone il senso comune oltreche' il rispetto della sovranita' del popolo. Io penso che bisogna fare il possibile per evitare le elezioni. Bisogna persino inventarlo, il possibile. E con una mozione che definisce con chiarezza gli obiettivi da qui a fine legislatura ci stiamo provando. Nessuno, pero', dovrebbe proporsi l'impossibile, perche' lo farebbe contro l'interesse del Paese. Se non c'e' un vero governo in grado di operare con tutti i suoi mezzi, allora meglio tornare di fronte agli elettori".
"È ora di comprendere che serve un governo autosufficiente. Capace di fare. Di realizzare. Di operare con la stessa forza con cui ha operato fino ad ora. O è così o l'unica strada è votare". E' l'analisi di Gaetano Quagliariello, vicepresidente dei senatori Pdl. Dietro quella parola, "autosufficienza", prende forma la volontà di Silvio Berlusconi e del gruppo di comando del Pdl di "uscire dalla logica dei duellanti" e restituire così "forza e autorevolezza" al governo.
Una rivoluzione che partirà dal basso, con la nascita dei responsabili Pdl dei collegi elettorali. E una campagna sul Sud per respingere l'offensiva del polo terzista. Gaetano Quagliariello, vicepresidente dei senatori Pdl, consigliere del premier, racconta i compiti per l'estate nell'intervista a Il Sole24Ore.
"C'e' l'obbligo di provare a salvare la legislatura e un governo che fin qui ha operato benissimo realizzando obiettivi assai difficili, che altri governi non si sono neppure sognati di raggiungere. Basti al proposito pensare a quanto fatto contro la criminalita' organizzata, all'efficacia con la quale sono state affrontate situazioni di emergenza come il terremoto dell'Aquila o i rifiuti di Napoli, alle misure messe in campo per la coesione sociale, a come si e' gestita la più grave crisi economica internazionale dal 1929 a oggi. Se ci sara' la possibilita' di andare avanti con la stessa forza, bisognera' continuare. Ma nessuno si sogni di trasformare uno dei migliori governi della Repubblica in un governicchio condizionato da ricatti quotidiani. In questo caso meglio, assai meglio, tornare di fronte agli elettori". Così Gaetano Quagliariello, vicepresidente dei senatori Pdl, analizza la situazione dopo il divorzio di Fini dal Cav. nell'intervista a Il Tempo
Nervi saldi e barra dritta sui due principi-guida per affrontare la 'tempesta Fini' che si è abbattuta sulla nave di Berlusconi: l’interesse nazionale e il fatto che l’eventualità di elezioni anticipate gioca ancora a favore del Cav. Gaetano Quagliariello, vicepresidente dei senatori Pdl, usa prudenza e fermezza per guardare dentro e oltre ciò che accade nella maggioranza. Con un punto fermo, la chiarezza: “Si va avanti, ma se si dovesse arrivare a un Vietnam parlamentare, l’unica via è il voto. Noi possiamo permettercelo, altri no”.
"Il voto anticipato non è quello che auspico e dico: faremo di tutto per evitarlo e lo eviteremo. Ma almeno a livello teorico un rischio sui numeri c’è e allora una cosa deve essere assolutamente chiara: se non c’è più una maggioranza si va alle elezioni". Riproponiamo l'intervista rilasciata oggi dal senatore Gaetano Quagliariello, vicepresidente dei senatori del Pdl, al quotidiano Avvenire.
Il ruolo del Quirinale è di controllo, di sollecitazione e di moral suasion. Però non deve trasformarsi in un interventismo che poi porterebbe a una sorta di presidenzialismo di fatto. Io, chiarisco, sono favorevole al regime presidenzialista ma questo deve essere regolato. Non vorrei che in Italia si stabilisse una sorta di presidenzialismo concesso al presidente della Repubblica, al presidente della Camera ma non al presidente del Consiglio, l'unico che interpreta la sovranità popolare che avrebbe però minore rilievo degli altri due... E' l'analisi di Gaetano Quagliariello, vicepresidente dei senatori del Pdl nell'intervista al Corriere della Sera.
“Parlare oggi di coordinatore unico è un errore politico. Lo si comprende anche dal fatto che un finiano doc come Granata ne parli, per motivi strumentali, come se si trattasse dell’araba fenice". Così Gaetano Quagliariello, vicepresidente dei senatori Pdl, commenta le fibrillazioni nel Pdl e indica la via: "Il modello da replicare è quello del gruppo del Senato: creare una forte coesione tra Fi e la parte legittimista di An. Per poi confrontarsi insieme con la minoranza finiana e trovare un modo onesto di convivere nello stesso partito”.
"Nessuna impunità per chi ha sbagliato", assicura Silvio Berlusconi sulle inchieste giudiziarie. Il vicepresidente dei senatori Pdl Gaetano Quagliariello condivide e rilancia il concetto nell'analisi su ciò che sta accadendo in queste settimane. Con un punto fermo: il garantismo non si tocca: ciò che sta succedendo dal punto di vista delle garanzie è preoccupante. Ma garantismo non significa impunità. In una democrazia, una quota di corruzione è fisiologica, ma chi utilizza la propria funzione pubblica a scopo illecito va individuato e sanzionato sia in sede giudiziaria, sia politica. Ma non certo sulla base di presunzioni, liste di proscrizione, anticipazioni a mezzo stampa.
Esiste un problema di regolamentazione della politica. I partiti all'interno hanno una loro vita, fatta di posizioni articolate e, a volte, contrastanti. Si creano maggioranze e minoranze, tutte legittime. Si discute, si decide e alla fine la voce all'esterno è - e deve essere - unica. Altrimenti ci sarebbero due partiti
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