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Interviste, Riforme istituzionali
"Intanto vorrei dire a Di Pietro che noi questi incontri li facciamo per far uscire il tema dal sottoscala, non per restarci...". Parte in quarta Gaetano Quagliariello, vicepresidente dei senatori Pdl e "regista" dei tavoli con i partiti. Ma il punto, lui lo sa, è un altro: riusciranno le forze politiche ad arrivare sino in fondo? "Non abbiamo scelta, se non facciamo le riforme sarà difficile che la politica non venga considerata dagli elettori come superflua".
Gaetano Quagliariello, che vede per il futuro una grande coalizione, assicura che non c'è un accordo tra Pdl e Pd sulla legge elettorale a danno dei piccoli. Gli incontri di oggi e di domani serviranno proprio a rassicurare le forze politiche minori. Tuttavia, è chiaro che il sistema politico dovrà rimanere bipolare e per fare questo il premio di maggioranza non è più necessario. “Anzi è un problema perché ingessa le coalizioni”.
Il disegno è ambizioso: rafforzare, d'intesa con il Pd, il bipolarismo; preservare, se possibile, l'alleanza con la Lega, magari prospettando al Carroccio la parte del sistema elettorale spagnolo che valorizza i partiti territoriali; spingere il Terzo polo ad abbandonare la strategia del ritorno al proporzionale e alle preferenze. Gaetano Quagliariello, vicecapogruppo del Pdl al Senato, plenipotenziario di Silvio Berlusconi su riforme e legge elettorale, spiega come il Cavaliere tornerà protagonista nell'ultimo annodi legislatura Berlusconi ha rotto gli indugi: il sistema di voto va cambiato d'intesa col Pd.
"È ora la stagione giusta per fare le riforme. Bisogna approfittare di quello che chiamerei "il velo dell'ignoranza", ossia il fatto che nessuno sa ora chi potrà vincere le prossime elezioni, per fare riforme in favore del sistema e non singoli". Gaetano Quagliariello, vicepresidente dei senatori del Pdl, accoglie in pieno l'appello del capo dello Stato.
La riforma della giustizia è più vicina ai cittadini di quanto si immagini, e chi afferma il contrario o è in malafede oppure, nella migliore delle ipotesi, denota scarsa lungimiranza.Spesso da parte di chi è più ostile nei confronti di qualsiasi cambiamento si utilizza un argomento retorico tanto mediaticamente efficace quanto facilmente mentibile sul piano dei fatti: quello per il quale la riforma voluta dal centrodestra si ridurrebbe alle cosiddette leggi ad personam e a un insieme di norme finalizzate alla creazione di sacche di impunità. La realtà è ben diversa. La prima riforma che questo governo e questa maggioranza hanno approvato in tema di giustizia è la riforma del processo civile. E' un passaggio dell'articolata intervista di Gaetano Quagliariello per la rivista di politica Pol.is. Una conversazione che tocca da vicino i temi al centro dell'agenda di governo, le cose fatte e quelle da fare alla ripresa dei lavori parlamentari.
Se devo pensare a un modello più vicino a rappresentare la realtà italiana, il riferimento è a quello spagnolo con circoscrizioni elettorali piccole e assai più rappresentative del territorio.
Se l'opposizione mostrasse la volontà di andare avanti sul progetto di legge Chiaromonte-Compagna sull'immunità per i parlamentari, potremmo anche giungere a valutare superflua la costituzionalizzazione del lodo Alfano.
La riforma della giustizia non deve essere un capitolo a parte rispetto a quella istituzionale. Lo sforzo deve essere duplice affinché ci sia una reciproca legittimazione delle forze politiche attraverso la condivisione delle regole. Da nemici dobbiamo diventare avversari come accadde in Francia nel 58 o in Spagna dopo il regime franchista e aggiornare il nostro sistema istituzionale che ormai appartiene alla prima generazione delle costituzioni del secondo dopoguerra ed è antiquato. In questo quadro non immagino uno stralcio della giustizia: è parte integrate del dialogo ed è necessario per disinnescare le fibrillazioni tra partiti.
Perluigi Bersani vuole fare le riforme, ma deve evitare di pensare che i provvedimenti per disinnescare il conflitto fra giustizia e politica siano leggi ad personam.
La prima urgenza è disinnescare il conflitto fra giustizia e politica, prima fonte delle fibrillazioni del Paese negli ultimi quindici anni. La norma a tempo sul legittimo impedimento inizierà a gennaio il suo iter alla Camera, mentre in Senato abbiamo avviato il percorso del processo breve, che risponde alle esigenze di tutti: se la legge Pinto ha previsto risarcimenti per i processi troppo lunghi, ora è giusto che una legge definisca i paletti oltre i quali la durata del giudizio è inaccettabile.
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